Saccà torna, la Rai vuole sfrattarlo di nuovo

Il direttore di Raifiction nell’ufficio di viale Mazzini dopo la
sospensione. E l’azienda lo accoglie con un’altra contestazione
disciplinare. Brutta sorpresa nel suo "primo giorno" di lavoro: dopo le ultime
conversazioni contestate dalla procura di Napoli, ancora accuse per il
dirigente

Roma - Un rapporto che non si è mai interrotto. Il «primo giorno» di lavoro di Agostino Saccà a Viale Mazzini, dopo il reintegro deciso dal Tribunale del Lavoro di Roma, è stato salutato con affetto. Un piccolo drappello di fotografi e gli abbracci da parte dei colleghi e dei dipendenti della tv di Stato hanno accolto il direttore generale di RaiFiction che aveva cercato di «dribblarli» utilizzando un ingresso secondario. Tra un «come va?» e un «bentornato», il manager è salito nel suo ufficio al secondo piano.

Ma le sorprese per il dirigente non sono state solo positive. La Rai gli ha formalizzato una nuova lettera di contestazione disciplinare, in seguito alle nuove intercettazioni acquisite il 16 maggio scorso dalla Procura di Napoli che sta indagando Saccà per corruzione.

I «capi d’accusa», a quanto s’apprende, sarebbero analoghi a quelli del primo procedimento: il tentativo di modificare surrettiziamente gli assetti Rai; l’anticipazione del «progetto Pegasus» (la società di produzione da avviare dopo il pensionamento; ndr) ai concorrenti di Mediaset e la segnalazione di attrici per interessi privati.

Le prime dichiarazioni di Saccà, che mercoledì aveva presentato un esposto al Garante della privacy, al rientro in Rai hanno acquistato così un valore quasi profetico. «Anche negli stralci delle intercettazioni che si continuano a pubblicare - ha detto - non c’è alcunché di rilevante... Continua a non essere chiaro il motivo per cui queste intercettazioni sono state mandate qui. E oggi il consigliere Gennaro Malgieri ha denunciato un furto. Come dicono i miei legali, “sembra un’operazione gestita dal dottor Stranamore”».

Il primo atto di Saccà è stata la richiesta all’azienda di «accesso alla documentazione e ai regolamenti interni in base ai quali è stato preparato un fascicolo con le trascrizioni di intercettazioni che erano state trasmesse dai magistrati solo in forma multimediale». Come ha spiegato il legale del manager, Federico Tedeschini: «Dubito che possano essere trasmesse a terzi intercettazioni non funzionali al perseguimento di alcun reato». Ma Viale Mazzini ha replicato che il materiale è stato acquisito «legittimamente» spiegando che il trattamento a fini disciplinari «trova sicuro fondamento» nel Codice della privacy.

Sono infatti 148 su un totale di 8.452 le telefonate intercettate e trascritte dalla Rai perché ritenute utili ai fini dell’inchiesta interna. Durante il consiglio di martedì scorso il direttore generale Claudio Cappon, anche su richiesta dei consiglieri Urbani, Staderini e Petroni, ha disposto il rinvio della documentazione agli uffici interni affinché si porti a conoscenza dei vertici tutto il materiale.

Il punto fondamentale è questo: l’azione disciplinare nei confronti di Saccà si basa su elementi parziali che rendono difficile comprendere se vi siano elementi discrezionali nella procedura. Come ha detto Giuliano Urbani, riferendosi alle rimostranze del presidente Petruccioli, «si cerca di istruire un processo sovietico». E, considerate le divisioni tra i consiglieri, si amplia il potere decisionale del dg Cappon, titolare dei procedimenti, che ieri ha disposto la sospensione del dirigente Loris Mazzetti, «reo» di aver scritto un editoriale critico sull’Unità.

L’accertamento dei fatti non è scontato. «Raiset non esiste», ha dichiarato Saccà in un’intervista a Panorama. «Mediaset - ha aggiunto - non ha avuto mai tante botte come quando sono stati scelti gli uomini di Berlusconi in Rai». Le inchieste sulle telefonate con il premier? «Su questa vicenda scriverò un libro», ha tagliato corto.