Sacchetti, futuro «assicurato»: pensione da 26mila euro al mese

Secondo un giornale locale, il manager gode dal 2004 di un trattamento previdenziale sostanzioso. I contributi accumulati dopo diversi incarichi. Liquidazione da 2,5 milioni

Gian Maria De Francesco

da Roma

La conquista di Bnl per l’ex vicepresidente e amministratore delegato di Unipol, Ivano Sacchetti, sarebbe stato il coronamento di una quarantennale carriera all’interno della compagnia assicurativa delle Coop rosse. Il manager reggiano, infatti, era tra i candidati alla presidenza dell’istituto di Via Veneto una volta che Bologna vi avesse piantato i suoi vessilli.
Ora che il progetto vive una fase di stallo e che i vertici di Unipol sono stati cambiati in seguito alla tempesta scatenatasi nei palazzi di giustizia di Milano e di Roma, a Sacchetti non resta che accantonare i sogni di gloria e godersi il frutto del proprio lavoro. Un frutto molto saporito a giudicare dalle cifre. Secondo il quotidiano emiliano L’Informazione, l’ex numero due di Giovanni Consorte, pensionatosi nel 2004 pur mantenendo gli incarichi operativi, ha iniziato a godere di un trattamento di tutto rispetto. L’assegno mensile, riferisce il giornale reggiano, si attesterebbe attorno ai 26mila euro lordi che al netto diventerebbero circa 18mila. Ogni mese, quindi, Sacchetti riceverebbe dall’Inps circa 35 milioni di vecchie lire. Niente male per un ex manager che viene dal mondo delle Coop. A questo si deve aggiungere la liquidazione di 2.503.854 euro riscossa al momento della cessazione del rapporto dipendente.
All’Inps, che dal 1° gennaio 2003 è subentrata all’Inpdai (il vecchio ente previdenziale dei dirigenti), spiegano che, per quanto elevato, l’ammontare del trattamento pensionistico potrebbe essere verosimile: Sacchetti ha un’anzianità di servizio che gli ha consentito di ritirarsi dal lavoro con il vecchio sistema retributivo e poi gli incarichi accumulati hanno fatto lievitare il monte contributi. Si può indicare qualche cifra a titolo esemplificativo recuperata dai bilanci societari. Nel 2004 Ivano Sacchetti ha percepito da Unipol e dalla sua galassia (Finsoe, Quadrifoglio Vita, Aurora, Unipol Banca e Unipol Merchant) circa 4,63 milioni di euro buonuscita compresa. A questi si aggiungono gli oltre 133mila euro derivanti dalla carica di consigliere in Monte dei Paschi di Siena e nella sua controllata Banca Agricola Mantovana (Bam). L’anno precedente, il 2003, Sacchetti ha guadagnato 1,3 milioni (722mila euro di bonus) dal suo rapporto di lavoro con il mondo Unipol e 137.500 euro da Mps e Bam. Andiamo ancora a ritroso: nel 2002 lo «stipendio» di via Stalingrado ammontava a 814.400 euro, mentre da Siena e Mantova erano giunti circa 122.400 euro.
Il rapporto di impiego con via Stalingrado (coordinamento dell’alta direzione della società) garantiva a Sacchetti una retribuzione di poco inferiore ai 500mila euro annui. I restanti ingaggi, all’interno e all’esterno di Unipol, potrebbero aver reso più facile l’integrazione dei contributi per raggiungere l’assegno da 26mila euro lordi. Questo discorso comunque non toglie nulla all’abilità di un manager che, entrato poco più che ventenne in una compagnia assicurativa da perito liquidatore, è riuscito a raggiungerne i vertici, a svolgere un ruolo da protagonista in importanti operazioni finanziarie come l’Opa Telecom. E anche a realizzare un importante investimento come un ranch in stile western detenuto attraverso la sua Im Immobiliare srl.
A Reggio Emilia, però, il diffondersi dell’indiscrezione sul trattamento pensionistico qualche malumore lo ha creato, soprattutto tra i vecchi soci delle Coop rosse. Nel mondo delle cooperative, però, non c’è nessuna voglia di parlarne. L’unico ad esporsi è Luciano Guerzoni, senatore dei Ds eletto nella vicina Modena. «Stento a credere - dice al Giornale - che la notizia possa essere vera, ma se lo fosse, il mio giudizio sarebbe di stupore e di riprovazione». Ieri il presidente di Confcooperative (l’associazione delle Coop bianche), Luigi Marino, ha detto che «la cooperazione è parte attiva e dinamica della vita economica del nostro Paese». La voglia di ricominciare c’è sempre.