Dentro un sacchetto è stata trovata Giorgia Ora lotta per la vita

La neonata, forse slava, salvata da una donna a Osio Sotto, Bergamo. Ha sentito i suoi lamenti di notte. Pensava fosse un gatto

Carlo Quiri

da Bergamo

I medici l’hanno chiamata Giorgia e per lei la prova più difficile non è ancora superata, nonostante sia stata salvata dall’abbandono, curata dopo un principio di assideramento e ricoverata in ospedale. La bimba soffre per una forma di cardiopatia congenita e potrebbe essere operata a breve. Un destino difficile, tutto in salita, quello della neonata trovata ieri notte a Osio Sotto, alle porte di Bergamo, grazie a una giovane residente che all’inizio aveva scambiato il pianto della bimba per il miagolio di un gatto. La piccola sarebbe nata martedì, probabilmente da madre straniera, di etnia slava, al di fuori del circuito sanitario, per quanto il taglio del cordone ombelicale riveli la mano esperta di una levatrice.
Mentre i medici si occupano di Giorgia, i carabinieri stanno cercando di scoprire chi l’ha abbandonata. Le prime indicazioni portano nell’ambiente della prostituzione, anche perché via don Manzoni, la strada in cui era abbandonata la bimba, è spesso frequentata da prostitute e viados che la utilizzano per raggiungere la vicina statale 525, la «statale del sesso» per eccellenza in provincia di Bergamo. Tuttavia mancano ancora elementi precisi su cui lavorare. La piccola era avvolta in una coperta di fortuna e in un involucro di cellophane, quasi certamente nel tentativo di proteggerla meglio dal freddo. Accanto a sé aveva un biberon d’acqua, indossava una tutina rosa di ciniglia. Questi elementi fanno ritenere ai carabinieri di Treviglio che chi l’ha abbandonata voleva comunque che venisse trovata viva.
Le condizioni della neonata sono gravi e si trova in prognosi riservata. Dopo i primi accertamenti all’ospedale di Treviglio, alla piccola è stata riscontrata la cardiopatia che ha richiesto il trasferimento a Bergamo.
L’ospedale di Bergamo ha reso noto che la bambina pesa 2 chili e 900 grammi e ha la pelle chiara. «Dal peso desumiamo che la bimba è nata a termine della gravidanza - ha detto il professor Angelo Colombo, capo dell’équipe - o forse poche settimane prima del termine. Occorre capire che cosa sia successo nelle ore precedenti al ricovero. Quando è arrivata all’ospedale presentava un rallentamento dell’attività cardiaca, oltre a respirare con fatica. È già stata sottoposta a un’ecocardiografia e a una serie di esami diagnostici per verificare lo stato di salute. Abbiamo messo in campo tutte le risorse mediche e tecniche del nostro centro, che ha il grosso vantaggio di poter ricoverare qualsiasi patologia neonatale e pediatrica». La prima a soccorrere la bimba è stata Marilena Dascanio, 25 anni, impiegata, un marito operaio e ancora nessun figlio. «Sono stata svegliata da rumori che sembravano miagolii - racconta. - Dato che non smettevano, ho deciso di affacciarmi alla finestra. Ho visto subito il fagotto, lasciato vicino a un’aiuola che costeggia un piccolo parcheggio, a poca distanza da casa mia. È stato allora che ho capito che non si trattava di un gatto. Così mi sono precipitata in strada ho raccolto quel fagotto di cellophane e l’ho portato in casa. Poi ho spogliato la piccola della tutina rosa che indossava, più grande della sua taglia e, nuda, l’ho stretta a me. Volevo solo riscaldarla». È ancora scossa: «Non so dire - racconta - cosa ho provato in quel momento. Ero spaventata, confusa. L’ho consegnata ai carabinieri che l’hanno portata subito in ospedale. Ma ho capito che stava male: le manine e i piedini erano blu e respirava male. Spero ce la faccia».