Sacchi in trionfo nella moschea blu

«Arrigo torna con noi». E nessuno si fila Butragueno

Marcello Di Dio

nostro inviato a Istanbul

Quasi non credevano ai loro occhi i tantissimi tifosi milanisti che ieri mattina, nelle ore precedenti la partita, si sono recati nella parte più antica di Istanbul. All’improvviso spunta un visitatore d’eccezione, Arrigo Sacchi, ancora amatissimo dai supporter rossoneri.
All’uscita della Moschea Blu tanti italiani iniziano cori da stadio e l’entusiasmo sale quando si accorgono della presenza del loro ex tecnico. «Arrigo, torna con noi», gli urlano mentre c’è la fila per una foto ricordo. Sacchi, che ora è direttore generale del Real Madrid, si ferma volentieri. Accanto a lui c’è Emilio Butragueno, direttore sportivo del club spagnolo, molto divertito dalla situazione. Anzi qualcuno lo invita a mettersi in posa anche lui. La gita dell’allenatore di Fusignano diventa un abbraccio collettivo dei tifosi. Come dimenticare infatti colui che ha regalato otto titoli al Milan tra il 1988 e il 1990?
Le splendide serate di Barcellona e Vienna dove arrivarono le due Coppe dei Campioni contro Steaua Bucarest e Benfica, le due trasferte a Tokyo per mettere le mani su due coppe intercontinentali contro Medellín e Olimpia Asunción, i successi con Sampdoria e Barcellona fruttati due supercoppe europee, il bis con i blucerchiati di Boskov nella supercoppa di Lega e lo scudetto (l’undicesimo della storia dei Diavoli) vinto a spese del Napoli dopo il successo al San Paolo che coronò la rimonta rossonera.
«Arrigo, torna a Milano», gridano di nuovo i tifosi italiani che occupano la strada mentre i taxi suonano ripetutamente il clacson chiedendo di passare. I flash si susseguono, l’abbraccio diventa quasi un assedio. E quando trova un piccolo spazio, la visita di Sacchi nella zona di Sultanahmet prosegue. Ma nella chiesa prima cristiana, poi musulmana, infine sconsacrata dal padre della Repubblica turca, Ataturk, la scena si ripete.
Siamo a Santa Sofia, ma la vera attrazione - almeno per gli italiani con tanto di maglia rossonera - è sempre l’Arrigo romagnolo. Poco importa che ci sia la quarta cupola più grande del mondo, tutti pensano a immortalare lo storico momento. E poco dopo compare anche la famiglia di Paolo Maldini. C’è papà Cesare, che a sua volta viene riconosciuto e applaudito dai tifosi milanisti. Nel 1963, da capitano rossonero, vinse la Coppa dei Campioni a Wembley contro il Benfica - un’altra serata da incorniciare -.
C’è la bellissima moglie Adriana, che pensa a fotografare le bellezze di Istanbul.
E c’è Cristian, il figlio più grande, che è la fotocopia del padre (anche nelle movenze in campo, dicono i ben informati). Un motivo di distrazione in più prima della settima finale di Paolino.