«Il sacco di juta? Non si usa più da almeno 30 anni»

Milano. «Sono almeno trent’anni che nessuno suggella più le tv». L’avvocato ravennate Alessandro Drei è membro di Consumerlaw e lavora per l’Unione nazionale consumatori. «Il canone è un’imposta dovuta per il semplice possesso del televisore, anche se non si vedono mai i programmi della Rai, anche se non riceve il segnale Rai e persino se è perennemente guasto. Ci sono soltanto due modi per non pagare il canone, entrambi pienamente leciti: buttare o regalare il televisore, seguendo una procedura precisa, oppure chiederne il suggellamento. Quest’ultima è di gran lunga la più conveniente, perché consente di continuare a vedere gratis tutti i programmi televisivi».
Com’è possibile?
«Una volta inviata per raccomandata la disdetta del canone e conservata la ricevuta, l’utente non è più tenuto al pagamento del canone».
E il suggellamento?
«La procedura è sempre la stessa sin dal 1938: dovrebbero presentarsi due funzionari con un sacco di juta per avvolgere il televisore, chiuderlo con un filo di ferro munito all’estremità di un piombino timbrato, redigere un verbale in tre copie, compilare un registro, eccetera».
Però?
«Come associazione abbiamo stimato che se in una città 365 persone chiedessero ogni anno il suggellamento del televisore, l’Ufficio tecnico erariale dovrebbe perdere 365 mattine di lavoro, ammesso che trovi sempre in casa gli interessati».
Dunque, è una farsa?
«Ci sono utenti che hanno fatto domanda da oltre dieci anni e continuano a guardare la televisione gratis, anche perché l’erario incassa una piccola parte del canone e non ha interesse all’operazione di suggellamento, che verrebbe a costare molto di più».
E come spiega la lettera dell’Agenzia delle Entrate?
«È una lettera che serve, diciamo, a “intimorire” chi ha chiesto il suggellamento. Ma non viene mai nessuno».