Il sacco di Roma(nia)

Ho scritto ieri che sei italiani vivono nella paura e che questo governo non garantisce loro il diritto primario della sicurezza nei confini della patria, perché soffro di un ottimismo tenace. Oggi che il corpo straziato di Giovanna Reggiani, aggredita, violentata, buttata come immondizia in un dirupo, massacrata a morte in pieno giorno a Roma mentre tornava a casa, ci dà un altro colpo. Oggi siamo forse otto su dieci, e sono, siamo, molto molto incazzati con il capo del governo, se di capo si può ancora parlare, con il ministro dell’Interno più debole e ambiguo che si sia mai visto, con quello della Giustizia, che dopo l’exploit dell’indulto, dei fatti suoi prevalentemente si è occupato, e sì, soprattutto con l’uomo del destino, con Walter Veltroni, che ora chiede la deportazione di massa dei romeni e fino a qualche tempo fa predicava il mito dell’accoglienza.
Era solo martedì quando il duo Amato-Mastella aveva inviato al Parlamento, contando sulla responsabilità dell'opposizione, un pasticcio di disegni di legge, fatti apposta per accontentare tutti, ma che avevano fallito. Ieri sera, a morta ancora calda, una morta che grida forte vendetta, un Consiglio dei ministri straordinario veniva convocato in tutta fretta e qualche confusione (già tutti in vacanza?) per trasformare in decreto legge un parte del ddl approvato martedì scorso sulla sicurezza, in particolare le norme che riguardano le espulsioni degli stranieri che commettono reati e il potere di espulsione ai prefetti. Ammesso che Ferrero sia d’accordo, che Mussi non si inalberi. Capite come lavorano, come pensano al benessere dei cittadini che pomposamente sostengono di governare bene? Domani è un altro giorno, e via col vento. Giovanna Reggiani tornava a casa, scendeva da un autobus in pieno giorno, in un luogo desolato e privo di qualsiasi vigilanza, e le baracche che ospitavano l’assassino avrebbero dovuto essere demolite già da molti mesi. I vigili urbani sono andati una volta a Camposanpiero ed è finita lì.
Adesso che Giovanna Reggiani è morta, il sindaco di Roma e segretario del Partito Democratico fa la faccia feroce. Cose che se le avesse dette un Calderoli saremmo a lutto stretto per la rinascita del razzismo, del nazismo e via indignandoci. Li vuole cacciare, ora. Dice che «è necessario assumere iniziative straordinarie e d’urgenza sul piano legislativo in materia di sicurezza», che «non si possono aprire i boccaporti», che Roma era la città più sicura del mondo «prima dell’ingresso della Romania nell’Ue». Con la storia dell’ingresso nella Ue, il sindaco imbroglia, perché se è vero che il precedente governo prese, assieme a tutti gli altri, la decisione, la ratifica immediata l’ha decisa Prodi, e l’hanno rinviata Spagna, Francia e ora anche la Grecia.
E poi non è vero. Prendo questi dati dal libro che un collega, e studioso di Roma, Benedetto Marcucci, sta finendo di scrivere sul presunto modello Roma. «Nei primi sei mesi del 2007, a conferma di una tendenza preoccupante, il Questore Fulvi ha segnalato un aumento del 10% di furti, borseggi. Ma il numero delle rapine pare sia molto ma molto più allarmante. A fronte di 2.400 rapine nei primi sei mesi del 2006, nell’anno in corso si è arrivati all’inquietante cifra di 4.900... Roma risulta la seconda città d’Italia dopo Milano e peggio di Napoli nei furti di auto e ha dati peggiori di Napoli anche rispetto alle violenze sessuali, ai furti. Se Napoli è più sicura di Roma in queste categorie di reati, in cosa consisterebbe il Modello Roma sulla sicurezza?».
Eppure Veltroni quattro mesi fa diceva: «Vorrei invitare tutti a non fare la cosa più semplice, a non diventare razzisti, perché quando c’è una rapina si dice: “un rumeno fa una rapina”, quando c’è un operaio che cade da un’impalcatura, non si dice operaio rumeno».
Maria Giovanna Maglie