Sacconi: federalismo fiscale a giugno

Il governo anticipa i sindaci del Nord. Dopo sicurezza,
rifiuti e nucleare,
l’impegno del
ministro del Welfare:
provvedimento già
nel prossimo Dpef

Il federalismo fiscale entra ufficialmente nell’agenda del governo. Dopo lo sprint su sicurezza, questione rifiuti e nucleare, è il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ad annunciare un altro provvedimento che verrà portato a casa in tempi record. Sceglie un luogo-simbolo, Sacconi: la sua Treviso, roccaforte leghista, una delle prime città a muoversi su questo fronte, e lo fa tra gli applausi degli industriali cittadini, durante l’assemblea che ha nominato il nuovo presidente provinciale degli imprenditori (Alessandro Vardanega, successore di Andrea Tomat) davanti a Emma Marcegaglia, neoeletto numero uno di Confindustria. «Il ministro Tremonti porterà presto una proposta - dice Sacconi -. Il federalismo fiscale è tra i primi impegni presi in campagna elettorale dal Popolo della libertà. Potrebbe essere inserito già nel Documento di programmazione economica e finanziaria a fine giugno».
La stessa Marcegaglia ha apprezzato i propositi del governo: «È una riforma che serve sia al Nord sia al Sud. Il Mezzogiorno ha avuto miliardi di euro che hanno alimentato i delinquenti e non le aziende sane. Bisogna ridimensionare il costo della macchina statale, dando la possibilità ai cittadini di vedere chi fa e chi no. Ci vuole un federalismo serio, a geometria variabile, che compensi le esigenze delle aree più sviluppate con quelle che lo sono meno». L’annuncio di Sacconi è anche una risposta al neonato movimento dei cosiddetti «sindaci del Piave», che in pochi giorni ha raccolto circa 150 adesioni bipartitiche. Una settimana fa erano una ventina al Ponte della Priula, tutti trevigiani, a chiedere di trattenere nelle casse comunali il 20 per cento dell’Irpef; l’altro pomeriggio, a Padova, erano in 50: ma le firme sotto il documento in discussione erano il triplo. E altre ne arriveranno, perché sono già previsti altri incontri nel Polesine, nel Vicentino e nel Veneziano.
Il progetto è semplice: prevede di presentare una proposta di legge perché i comuni e le regioni a statuto ordinario acquisiscano un quinto delle imposte sul reddito delle persone fisiche in sostituzione dei tagli all’Ici e ai trasferimenti correnti. In programma anche l’istituzione di un fondo perequativo in favore dei comuni che hanno un gettito Irpef più basso, come quelli del meridione. Tra i sindaci firmatari ci sono rappresentanti del Pd come Flavio Zanonato (Padova) e Achille Variati (Vicenza), e del Pdl come Antonio Prade (Belluno); il padre nobile è il governatore forzista Giancarlo Galan, che intravede una via istituzionale per fronteggiare i privilegi economici delle confinanti regioni a statuto speciale, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. L’aspetto paradossale di questo movimento è l’assenza della Lega Nord. Proprio il partito che ha fatto del federalismo la sua ragione di vita e del legame con il territorio l'arma vincente, ora prende le distanze dal nuovo raggruppamento.
Galan sostiene che «è partita una seria e vasta riflessione su questioni che riguardano la vita delle amministrazioni locali e quindi dei nostri concittadini». Per Alberto Naccarato, deputato veneto del Partito democratico, «la proposta è positiva, perché in grado di ottenere il federalismo fiscale a Costituzione invariata». Il governo non chiude le porte. A Padova era presente il sottosegretario all’Economia Alberto Giorgetti (An), che ha promesso di incontrare di nuovo in giugno i sindaci veneti perché «la loro proposta è interessante anche se molto onerosa e quindi difficilmente realizzabile».
Invece dal Carroccio arriva un «no» secco. «Galan come sempre è un po’ fuori tono e un po’ in ritardo - ribatte Massimo Bitonci, sindaco di Cittadella e neodeputato leghista -. La campagna elettorale è finita, troppo comodo cavalcare ora l’onda. Questo è un progetto strumentale, soprattutto per la presenza dei sindaci del centrosinistra. Abbiamo i nostri ministri nei ruoli chiave, lascino il governo lavorare e fare le proposte necessarie. Non sta né in cielo né in terra che si inizi già a protestare a pochi giorni dalle elezioni». Per la Lega, una certa percentuale di Irpef e Iva deve restare alle Regioni mentre ai Comuni andrebbe destinata una quota inferiore. Replica di Galan: «Quelli che dicono “aspettiamo che arrivi il meglio” sono i fautori del non fare nulla». In serata, è il leader della Lega a metterla giù senza ombra di dubbio: «Abbiamo preso troppi voti. O si fa l’Italia federalista o si muore».