Sacconi incalza Fini: «Bisogna fare presto sul testamento biologico»

Il ministro del Lavoro sollecita il presidente della Camera sull'approvazione del ddl che giace da un anno e mezzo a Montecitorio.

ROMA - Discutere al più presto in Aula alla Camera il disegno di legge sul testamento biologico. L'appello arriva, anche se per ragioni diverse, da tutte le forze politiche, nel giorno in cui il dibattito sul fine vita è riacceso dalle nuove disposizioni in merito alla scelta delle cure volute negli Stati Uniti dall'amministrazione Obama.
Anche in Italia torna così l'urgenza di avere una legge sul fine vita, messa a punto in fretta subito dopo la morte di Eluana Englaro e approvata al Senato oltre un anno e mezzo fa. La volontà del governo c'è, come sottolinea il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, secondo il quale «è ora di mettere all'ordine del giorno della Camera» il testo. E c'è, anche quella della commissione Affari sociali, che è «pronta a dare mandato al relatore per portare in Aula il testo», come spiega il presidente della commissione, Giuseppe Palumbo. Per farlo, però, dopo che la commissione aveva licenziato il testo il 12 maggio scorso, mancano ancora i pareri delle commissioni Giustizia, Affari Costituzionali e Bilancio. L'impasse, insomma, è tecnico, ma «anche politico». Bisognerà comunque vedere il «clima» che ci sarà alla riapertura delle Camere. Anche perchè il presidente, Gianfranco Fini, esprimendo la sua opinione sui temi bioetici qualche settimana fa, aveva sottolineato che «non tutto può essere codificato per legge».
Ma le spinte a rompere gli indugi e ad arrivare al dibattito in Aula arrivano da maggioranza e opposione, con le Udc Paola Binetti e Dorina Bianchi che invitano il governo «a passare dalle parole ai fatti» tenendo alta la bandiera della «difesa della vita». Anche perchè nel frattempo, nonostante una circolare ministeriale li abbia definiti illegittimi, continuano a essere istituiti registri nei comuni di tutta Italia (ultima Livorno che lo attiverà dal prossimo tre gennaio), creando, come sottolinea Bianchi «disparità tra Regioni in materia di dichiarazioni anticipate di trattamento». Appello alla rapida calendarizzazione che arriva anche dal Pd, con Ignazio Marino che si augura l'approvazione di un testo «non oscurantista» e i cattolici Baio e Bosone che invitano a «considerare vita anche la fase terminale della stessa e trattarla quindi con la massima dignità e attenzione possibile senza cadere in battaglie ideologiche».