Sacconi manda i liceali a studiare falegnameria

RomaStudenti delle scuole superiori, compresi i liceali, tutti al lavoro. Un po’ perché siamo in tempi di crisi e potrebbe capitare di dover accettare un’occupazione che non corrisponde al 100 per cento ai propri desideri. Ma anche perché i giovani spesso snobbano attività che invece sarebbero importanti per loro e per il Paese.
Il ministro Maurizio Sacconi è tornato su un tema a lui caro: il rapporto scuola e lavoro. Ma si è spinto oltre e ha fatto una proposta che farà discutere: i giovani devono completare la preparazione scolastica liceale con corsi legati alle attività pratiche. «È importante riscoprire il lavoro come parte del processo educativo, in modo particolare il lavoro manuale e il lavoro tradizionale». Per questo è utile offrire anche a giovani liceali «l’opportunità di frequentare un corso di falegname o elettricista, per integrare la propria cultura classica con un approccio pratico».
Oltre il problema strutturale della formazione, c’è quello contingente della crisi. E in questo momento «dobbiamo convincere i giovani a non attendere il dopo crisi e le opportunità di lavoro che sognano, ma ad accettare anche i lavori più lontani dalle loro aspettative perché comunque l’attività è meglio dell’inattività e anche le esperienze più umili formano il carattere di una persona».
Ieri è anche stata la giornata della manifestazione nazionale della Cgil sulla crisi che si è tenuta a Roma. Il segretario generale Guglielmo Epifani ha detto che il governo non ha fatto abbastanza per il lavoro. In corteo anche un fantoccio che raffigurava il premier Silvio Berlusconi, rappresentato con la coda da diavolo. L’opposizione di Epifani «è a prescindere», ha commentato il ministro del Lavoro. L’idea di Sacconi è che «in generale per Epifani si possa dire che quando si tratta delle politiche di governo, che le proposte non le ha lette e non gli sono piaciute». Epifani ha replicato sostenendo che «non ce l’abbiamo con il governo ma con quello che il governo non fa».
Sul fronte del lavoro pubblico, invece, ieri il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta ha messo il copyright nell’ennesima espressione politically incorrect, con l’intento nemmeno troppo nascosto di dare il maggior risalto alla sua riforma. Oggi entra in vigore la legge sulla Pa pubblicata in Gazzetta ufficiale a fine ottobre. È «la più grande riforma della legislatura», ha sostenuto lo stesso ministro, perché costringerà i dipendenti pubblici a rispondere a precisi obiettivi. La logica è sempre la stessa: premiare chi lavora, penalizzare chi non fa il suo dovere.
Ma per spiegarla Brunetta ha fatto ricorso a una espressione forte. La legge mette il «bastone in mano al cittadino», ha spiegato. «Lo standard diventa esigibile» e «se il cittadino non riceve quel bene o quel servizio secondo lo standard, può dire al funzionario “io ti faccio un mazzo cos씻. Il ministro, insomma, si mette in gioco per fare capire ai cittadini che ora hanno delle leve in più per far rispettare i loro diritti.
Non per attaccare gli statali. «Certo, io sono feroce, dico cose abominevoli ma la metà dei dipendenti pubblici è dalla mia parte: o sono masochisti o persone per bene - ha sottolineato Brunetta tra gli applausi della platea dei Popolari liberali - che non vedono l’ora di liberarsi dal cattivo sindacato e dai cattivi dirigenti. Io non sono matematicamente sicuro che la riforma funzionerà. Ma sono matematicamente sicuro che è meglio della situazione attuale dove siamo nella m...a piena: cioè bravi e fannulloni tutti sullo steso piano».
Le misure sono quelle note, come i premi al merito che non saranno più spalmati su tutti pubblici dipendenti, ma dati solo a chi lo merita; le sanzioni penali per chi fornisce certificati medici falsi, il licenziamento in caso di assenze ingiustificate o il rifiuto senza motivi del trasferimento; la responsabilizzazione (con sanzioni) dei dirigenti che si dovranno comportare come veri e propri datori di lavoro e l’Authority per la valutazione e la trasparenza della pubblica amministrazione.