Sacconi: «No ai ricatti occupazionali»

Il sottosegretario al Welfare: «Non spaccheremo il mondo del lavoro. Torino si sforzi a massimizzare l’impiego delle risorse umane»

da Roma

Sottosegretario Maurizio Sacconi, Luca Cordero di Montezemolo l’ha indirettamente accusata di fare «dichiarazioni di principio» sulla vicenda Fiat. Appurato il vostro «no» alla mobilità lunga a carico dello Stato, è possibile un’altra soluzione?
«Noi le soluzioni le cerchiamo tutti i giorni. Sono soluzioni pragmatiche che puntano a reinserire i lavoratori. È la strada che ci hanno indicato tutti gli organismi internazionali, quella del welfare to work, il welfare verso il reimpiego e non, come era prima in Italia, welfare to early retirement, verso la pensione anticipata».
E nei casi concreti come si applica questo principio?
«In questi anni abbiamo realizzato molti accordi legati a ristrutturazioni e cessioni aziendali. È il caso della Marzotto, di De Longhi, della Caffaro. Abbiamo accompagnato i lavoratori verso un altro impiego coniugando gli ammortizzatori sociali, cioè i sussidi, con servizi all’impiego e la formazione. Abbiamo innovato la disciplina degli ammortizzatori facendo sì che gli stessi sussidi si trasformino in incentivi alla riassunzione».
Tutte soluzioni diverse rispetto a quella prospettata dalla Fiat...
«Se accettassimo questa idea di una mobilità di dieci anni, perché ovviamente dobbiamo escludere nel modo più assoluto la deroga alla riforma delle pensioni, spaccheremmo in due il mondo del lavoro. Da una parte coloro che godono di questo lunghissimo scivolo verso la pensione, dall’altra quelli che non ne hanno diritto. Ma la cosa peggiore è che si riaprirebbero tutti i tavoli recentemente chiusi, in quanto anche gli altri lavoratori comprensibilmente chiederebbero una protezione analoga. Poi finiremmo per dare vita a un grande bacino di lavoro nero».
Nessuna deroga nemmeno se, ora, sull’altro piatto della bilancia ci sono i licenziamenti?
«La responsabilità di Fiat è da un lato di proporre un odioso ricatto occupazionale e dall’altro di non fare uno sforzo per massimizzare l’impiego delle proprie risorse umane, magari concorrendo al reimpiego dei lavoratori. Mi auguro che il sindacato non si voglia fare strumento di queste richieste di improprio intervento pubblico».
Confindustria e anche i sindacati vi accusano, però, di non avere nemmeno rafforzato gli ammortizzatori sociali...
«Questa osservazione è consapevolmente falsa perché la riforma degli ammortizzatori servirà a estendere le protezioni anche a coloro che non le hanno. L’industria automobilistica le l’ha».
Allora cosa potete fare per il caso specifico della Fiat?
«Dico che possiamo alzare il livello degli incentivi al reimpiego soprattutto a vantaggio dei lavoratori più anziani».