Sacconi: "Tagli alla sanità? Stanziati altri 5 miliardi"

Intervista al ministro del Welfare: &quot;Per i prossimi due anni abbiamo aumentato i finanziamenti al Fondo sanitario nazionale. Assegnati 50 milioni per evitare l'imposta sulle visite diagnostiche. I ticket eredità di Prodi&quot;. <a href="/a.pic1?ID=275668" target="_blank"><strong>Dagli stipendi d'oro della casta le risorse per esami e interventi</strong></a>

da Roma

Ministro Maurizio Sacconi, con la manovra ci dobbiamo aspettare tagli alla Sanità e nuovi ticket?
«Partiamo da due presupposti. Primo, il governo ha voluto varare una manovra di finanza pubblica anticipata di sei mesi. Una manovra rigorosa per attrezzare la fragile navicella italiana alla possibile tempesta della recessione internazionale. Secondo, il nostro è un sistema spaccato a metà: da una parte le regioni che forse hanno la migliore sanità del mondo e dall’altro quelle che hanno i peggiori servizi tra i Paesi industrializzati».
Sta dicendo che in questo contesto siete stati costretti a misure lacrime e sangue?
«No, dico che non c’è nessun taglio. Per la Sanità non c’è correzione per il 2009, che è l’ultimo anno del patto per la salute tra regioni e governo Prodi. Poi abbiamo previsto un incremento del Fondo sanitario nazionale di quasi 5 miliardi per il biennio successivo».
E non ci sono nemmeno nuovi ticket sulla diagnostica?
«È stato il governo Prodi a prevedere che il primo gennaio del 2009 scattino ticket da 10 euro per la diagnostica e le visite specialistiche. Noi, che non condividiamo questa scelta, abbiamo detto alle regioni che metteremo altri 50 milioni proprio per cercare di evitare l’introduzione dei ticket. E che per il resto potranno decidere loro come reperire le risorse. Ad esempio tagliando gli stipendi ai direttori generali oppure con ticket. Dove sono i tagli? Non ci sono».
Non teme che anche questi soldi finiscano per essere bruciati e che tra quattro anni ci saranno ancora regioni, magari le stesse, con debiti da ripianare e ospedali inefficienti?
«Il problema di fondo è quello di condurre le regioni inefficienti all’efficienza. Senza confondere la giusta solidarietà verso quelle che hanno minore capienza fiscale, con l’idea che del pie’ di lista, e cioè che si debbano continuamente coprire le loro inefficienze. Se continuerà così avremo ancora spese fuori controllo, servizi di cattiva qualità e cittadini costretti a spostarsi verso regioni più efficienti. Un sistema che fa triplicare i costi».
Ha letto dei dirigenti della Asl campana, regione in grandi difficoltà, che si sono aumentati lo stipendio?
«È paradossale che proprio nelle realtà più inefficienti ci siano le erogazioni più generose per il personale, a partire dai manager. Responsabilità significa, anche nei servizi socio sanitari regionali, collegare le retribuzioni ai risultati».
Perché le regioni più indebitate sono anche le meno efficienti? Dove li hanno messi i soldi?
«Non hanno avuto coraggio di tagliare i posti letto in eccesso, che spesso si trovano in strutture sanitarie marginali che non garantiscono, soprattutto al malato acuto, un’adeguata protezione sanitaria».
E adesso cosa devono fare?
«Basta che guardino come si sono regolate le regioni più efficienti: hanno tagliato quei posti letto, concentrato gli ospedali per i malati acuti, organizzato servizi territoriali e per malati cronici».
E dovranno fare lo stesso?
«Dovranno impegnarsi su piani di rientro, pena il commissariamento come abbiamo fatto con la regione Lazio. E come potremo fare presto con altre regioni se i conti diranno che non hanno rispettato i percorsi di risanamento sui quali si erano impegnate».
Ma questo basterà a migliorare gli ospedali?
«La responsabilità è l’unica strada per migliorare i servizi. E credo che il federalismo fiscale sia l’unico modo per produrre una sanità equa».
Resta la contrarietà delle regioni alla manovra. Come si regolerà con i governatori?
«Noi siamo pronti a riprendere il confronto con l’intenzione di chiarire ogni aspetto, ma pretendiamo che ciascuno faccia ordine a casa propria. Perché non possiamo pretendere che i cittadini delle aree efficienti finanzino l’inefficienza. Cosa diversa è la solidarietà verso chi ha minore capacità fiscale. Questa è doverosa».
Parlando al ministro del Lavoro, da pochi giorni è entrata in vigore la detassazione degli straordinari. Cosa si aspetta nei prossimi mesi?
«Ci aspettiamo molto da questa misura in termini di un aumento significativo per milioni di lavoratori. E anche in termini di incremento della produttività e di cambiamento delle relazioni sindacali perché vogliamo spostare il rapporto tra capitale e lavoro dal conflitto alla complicità».
Conferma che la detassazione varrà anche per i contratti flessibili?
«È vero. Saranno assoggettati alla tassazione definitiva al 10 per cento senza cumulo dei redditi tutte le erogazioni che si aggiungono al salario contrattuale. Ovvero tutte quelle che hanno la maggiorazione dello straordinario come tutte quelle concesse, anche unilateralmente, dal datore di lavoro».
Ci saranno altre misure a sostegno dei redditi, magari non legate al maggiore lavoro? I sindacati e le opposizioni chiedono misure redistributive.
«Appena la manovra sarà confermata proporremo alle parti sociali di condividere l’attuazione di misure per la crescita dell’economia impegnandoci in relazione a determinati incrementi della ricchezza azionale a distribuirla non solo attraverso i salari di merito, ma anche con altri interventi fiscali sulle famiglie e sui titolari di basse pensioni. Con questo è evidente che confermiamo di volerci ispirare ai valori dell’economia sociale di mercato. Che significa impegnarsi innanzitutto a produrre la ricchezza. E poi a distribuirla con equità».