Sacconi: «Trattative brevissime Alitalia ha soltanto 10 giorni»

Il ministro del Welfare: nessun ultimatum, i tempi del confronto li detta la contabilità, non Palazzo Chigi

da Roma

Una trattativa brevissima, ma «intensa». E che seguirà le priorità indicate dai sindacati: prima il piano industriale e poi gli ammortizzatori sociali, cioè quelle misure che aiuteranno i dipendenti di Alitalia in esubero a ricollocarsi nel mondo del lavoro. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, dà la sua parola: «Nessun ultimatum» su Alitalia ai sindacati. I tempi del confronto li sta dettando la contabilità della vecchia società, non il governo.
Il fatto è che dieci giorni di tavoli con sindacati agguerriti come quelli del settore sono pochi anche per lei che di trattative ne ha fatte tante. Ce la farete?
«La scadenza posta dal governo è imperativa e non è una nostra scelta politica. L’agenda ce l’ha dettata la criticità della situazione».
Che rischi si corrono se si dovessero allungare i tempi?
«È stato il commissario Augusto Fantozzi a chiarirlo. Dalla metà di settembre l’azienda potrebbe trovarsi nell’impossibilità di operare. Questo perché, è bene ripeterlo, Alitalia è un’azienda che lavora per cassa. Trattative in tempi, quindi, brevissimi perché dobbiamo proseguire con le limitate capacità dell’azienda».
I sindacati però hanno chiesto di fare una trattativa vera, che parta dal piano industriale che la cordata proporrà al commissario. E che non si limiti agli esuberi. Anche per questo c’è tempo?
«Per questo ho ipotizzato una scaletta. Il confronto sul piano industriale inizierà giovedì, quando avremo la proposta o le proposte. Poi dovremo andare avanti con molta intensità e con l’obiettivo di concludere la parte che riguarda il piano entro la fine della prossima settimana».
Per il momento avete posto le basi per il confronto sul piano. Come valuta le prime reazioni dei sindacati?
«Tutte le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative sono apparse coscienti di questo ultimo slot per il decollo di Alitalia e si sono responsabilmente dichiarate interessate a un confronto serrato».
A quale condizioni?
«Hanno insistito sul reciproco ascolto e messo l’accento sulla sostenibilità di medio lungo termine della soluzione che verrà individuata».
I sindacati temono che Alitalia diventi un vettore regionale. La trattativa con loro entrerà anche in questi aspetti?
«In parte sono già entrati nel merito. Hanno sollecitato il governo a regole di sistema più rigorose per evitare forme di concorrenza sregolata. Poi hanno chiesto un vero e proprio piano aeroportuale. Vogliono evitare la dispersione degli aeroporti e chiedono anche che la nuova società sia portatrice di una visione internazionale, che si potrà realizzare solo con un network di voli intercontinentali. In sostanza non vogliono una compagnia che si appoggi su hub all’estero».
Pensa che le posizioni dei sindacati peseranno realmente sul piano?
«Penso di sì perché le osservazioni che hanno fatto mi sono apparse tutte degne di attenzione. Poi, anche tra loro, c’è una diffusa consapevolezza che serva un nuovo modello di relazioni industriali, che porti ad un coinvolgimento maggiore dei lavoratori nella vita dell’impresa».
Dopo quella sul piano partirà la parte della trattativa che la riguarda più da vicino, quella sugli ammortizzatori sociali. Cosa succederà ai lavoratori in esubero?
«È presto per dirlo. È certo però che il piano di ricollocamento dei lavoratori sarà fatto seguendo la logica già percorsa da questo governo che è quella del welfare to work. Verranno guidati verso il reimpiego».
Pensa ci sia la possibilità di concludere la trattativa senza fare nascere la nuova compagnia aerea italiana tra gli scioperi?
«Il quadro è difficilissimo, ma io sono ottimista. Il piano sarà di qualità e la risposta dei sindacati non potrà che essere responsabile».
Nessun ultimatum, come temevano le organizzazioni dei lavoratori?
«No. Un confronto inteso, con i tempi brevi imposti dai tempi di sopravvivenza della società. Che sono altrettanto brevi».