Sacconi: "Con troppa burocrazia non si crea sicurezza sul lavoro"

Il senatore di Forza Italia: "Proponiamo meno adempimenti e più contrasto al lavoro nero"

Roma - Senatore Sacconi, il problema della sicurezza sul lavoro ciclicamente assume i connotati dell’emergenza. Ma il centrodestra, quando governava, non si era già attivato?
«Lo abbiamo fatto partendo da un insegnamento di Marco Biagi. Lui diceva che un tema così fondamentale doveva essere affrontato non con un approccio formalista per adempimenti, ma con un approccio sostanzialista per obiettivi. Biagi proponeva un sistema adeguato di misurazione dell’infortunistica e nelle malattie sul lavoro. Noi varammo una legge delega che raccoglieva questi precetti in un testo unico».
Ma poi non se n’è fatto nulla.
«Il testo fu bloccato in sede di parere della Conferenza delle Regioni perché le Regioni di sinistra diedero una lettura esasperata della carta costituzionale ritenendo che si trattasse di una materia di loro esclusiva competenza. Noi, invece, siamo convinti che non si possano avere in una materia delicata come questa tante discipline quante sono le Regioni e le Province autonome».
Il governo Prodi è tornato sulla materia sempre con una legge delega.
«Mi sembra che le Regioni di sinistra con il loro governo amico concedano adesso quello che prima non hanno voluto concederci. Noi, però, riuscimmo a fare una cosa importante: con la legge Biagi estendemmo tutte le tutele in materia di salute e sicurezza a tutti lavori. Quello che oggi viene pomposamente ascritto al ddl del governo era già nella legge Biagi. Noi, comunque, siamo interessati a che il Parlamento vari al più presto una legge di riforma. Preferiremmo che ci fosse meno delega e più disposizione diretta in modo che il Parlamento non venga espropriato di una materia come questa».
Che cosa proponete, quindi?

«Presenteremo il nostro testo unico come disegno di legge. Il Parlamento così esaminerà la nostra proposta in abbinata con quella del governo. Il nostro obiettivo è semplificare gli adempimenti per le parti sociali in tema di informazione e prevenzione. Troppa burocrazia non produce sicurezza. Allo stesso modo, vogliamo rafforzare la positiva esperienza dell’Inail con il bonus malus, ossia con una logica assicurativa che premi i comportamenti virtuosi».
Il ministro Damiano e il segretario della Cgil Epifani hanno messo in evidenza il problema del numero degli ispettori del lavoro.
«Loro si affidano di più al binomio adempimenti formali-repressione. Io credo che quello che conta è creare una cultura diffusa nei datori di lavoro e negli stessi lavoratori. E ovviamente quello che conta è reprimere il sommerso perché il luogo più pericoloso è quello del lavoro abusivo e del lavoro nero».
Anche il vicepresidente di Confindustria Bombassei ha chiesto più ispezioni e più sanzioni.
«Noi avevamo concordato con Confindustria, Cisl e Uil di affidare un grosso ruolo agli enti bilaterali che costituiscono insieme. Per quanto riguarda gli ispettori si è avviata una riforma dell’attività ispettiva integrando le attività di Inps, Inail e ministero del Lavoro. Inoltre abbiamo fatto i concorsi per altri 900 ispettori. Dobbiamo sempre ricordare che nel caso della sicurezza il 90% dei controlli è di competenza delle Asl. Si tratta di dare compiutamente corso a tutto quello che è già stato fatto».
Ancora non è successo, ma qualcuno, capziosamente, potrebbe individuare nelle forme di lavoro atipico regolate dalla legge Biagi una delle cause della maggiore incidentalità.
«La legge Biagi si occupa di estendere le tutele a tutti i lavoratori: qualunque sia il titolo essi devono essere destinatari di tutte le norme di sicurezza nella stessa misura».