Sacerdote ammazzato nella campagne di Altamura: colpo di fucile

Don Francesco Cassol, 55 anni, parroco di Longarone
(Belluno), è stato
ucciso con un colpo di fucile all'addome. Aveva organizzato sulla Murgia barese un ritiro spirituale ed era in compagnia di una ventina di giovani. Il killer sarebbe fuggito in auto

Altamura (Bari) - Il cadavere di un prete di 55 anni, don Francesco Cassol, parroco di Longarone (Belluno), è stato trovato nelle campagne di Altamura. E' stato ucciso con un colpo di fucile all'addome. Il prete aveva organizzato sulla Murgia barese un ritiro spirituale ed era in compagnia di una ventina di giovani italiani e stranieri. Don Francesco Cassol - a quanto si è saputo - aveva organizzato il Raid Goum nella Murgia barese dal 18 al 26 agosto. Era a capo di una ventina di giovani con i quali dormiva nei sacchi a pelo nelle campagne di quello che, gli stessi partecipanti, definiscono il "deserto pugliese".

Stando ai primi accertamenti degli investigatori, il prete è stato colpito con un solo colpo di arma da fuoco che gli ha trafitto l'addome. Il colpo d'arma da fuoco è stato sparato con un fucile automatico da una distanza non inferire ad una decina di metri. Lo hanno accertato i carabinieri che hanno trovato nelle campagne in cui è avvenuto il delitto il bossolo del proiettile. L'omicidio è avvenuto a poche decine di metri dal "Pulo" di Altamura, una grande depressione carsica della terra che appare come un profondo cratere. I militari e il pm stanno valutando se compiere l'esame dello stub (finalizzato a cercare particelle di polvere da sparo) su una o più persone.

Don Cassol era il parroco della chiesa di San Martino di Longarone . Il sacerdote era da circa 10 anni alla guida spirituale della comunità di Longarone, la cui parrocchia si trova nella frazione di Fortogna. Secondo le prime informazioni, i Goum sono gruppi di fedeli laici che durante i periodi di vacanza svolgono settimane di cammino, preghiera e digiuno all'aria aperta, accompagnati da sacerdoti.

Don Francesco è stato ucciso attorno alla mezzanotte, mentre dormiva in un sacco a pelo da una persona che si é avvicinata, ha sparato un solo proiettile con un'arma da fuoco ed è fuggita a bordo di un'autovettura. E' quanto hanno finora accertato gli investigatori, coordinati dal pm di turno del tribunale di Bari Manfredi Dini Ciacci.

Stando alle prime informazioni raccolte dai carabinieri e dal magistrato inquirente, attorno alla mezzanotte alcuni giovani che dormivano nelle campagne accanto a don Cassol hanno sentito un rumore, hanno visto una persona che si allontanava in tutta fretta e hanno udito a poca distanza il rombo del motore di un'autovettura che si allontanava in tutta fredda. Nessuno però si è alzato e ha pensato di verificare cosa fosse accaduto. Al risveglio alcuni giovani si sono accorti che il prete era morto e solo dopo l'arrivo dei carabinieri hanno pensato che il rumore sentito la sera prima potesse essere un colpo d'arma da fuoco. A quanto è dato sapere, la pallottola ha perforato il sacco a pelo e ha ferito il prete all'addome, uccidendolo in poco tempo. Una più esatta dinamica dei fatti sarà fornita dall'autopsia che dovrebbe essere compiuta domani dal medico legale dell'università di Bari, Gianfranco Divella.

Era una delle colonne della Diocesi di Belluno don Cassol. Per anni era stato uno dei più stretti collaboratori del Vescovo di Belluno, direttore dell'ufficio pastorale diocesano. In questo ruolo aveva coordinato il Sinodo diocesano convocato per rinnovare il rapporto tra la chiesa e la comunità bellunese. Un percorso avviato dal vescovo Vincenzo Savio e, dopo la morte di quest'ultimo, concluso dall'attuale vescovo Giuseppe Andrich. Terminato questo incarico, una decina di anni fa, don Francesco era stato nominato parroco di Longarone, una delle più importanti della Diocesi. Prete impegnato, aperto e conciliare, don Francesco metteva entusiasmo in tutto ciò che faceva. Forte il suo impegno anche verso i problemi della società civile, in particolare la crisi del lavoro e le difficoltà delle famiglie. Proprio in questi giorni doveva guidare il ritiro spirituale itinerante lungo il 'sentiero delle Dolomiti', un percorso di preghiera che si snoda di rifugio in rifugio. Ma proprio per il suo contemporaneo impegno nel raid Goum in Puglia era stato sostituito da don Giuseppe Bratti, responsabile dell'ufficio informazione della Diocesi di Belluno.