Una sacra famiglia ignota alla Chiesa

Fa discutere la mini serie ripresa dai Vangeli apocrifi dove un figlio di Giuseppe s’innamora di Maria

Andrea Tornielli

da Roma

«La storia della sacra famiglia, la storia del Natale, c’è già nei vangeli di Matteo e di Luca, ed è bellissima. Non comprendo bene la necessità di raccontarla partendo dai vangeli apocrifi... In ogni caso io non ho letto quella sceneggiatura». Monsignor John Patrick Foley, presidente del Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali, non vuole esprimere giudizi sulla miniserie La Sacra Famiglia, in onda ieri sera e stasera su Canale 5, liberamente tratta dai vangeli apocrifi, ma smentisce di averla approvata. La fiction presenta la storia di Maria e di Giuseppe in modo diverso da come la conosciamo. Il falegname di Nazaret è un vedovo che ha già tre figli, uno dei quali, il più grande, si innamora di Maria e vorrebbe contenderla al padre. Giuseppe, poi, non riceve l’annuncio in sogno dall’angelo che lo tranquillizza sull’origine della gravidanza della sua promessa sposa, ma decide di non ripudiarla e di accoglierla in casa sua soltanto per un atto di umana bontà. Il piccolo Gesù, inoltre, viene presentato come già perfettamente cosciente della sua natura divina e dunque in grado di fare miracoli già da bambino: uno di questi riguarda proprio la coetanea Maddalena, che viene da lui guarita. Insomma una serie di episodi inventati o comunque tratti da racconti che già la comunità cristiana dei primi secoli aveva considerato poco credibili.
La scorsa settimana, durante la presentazione della fiction, gli autori hanno detto di aver ottenuto una lettera di approvazione da monsignor Foley il quale, dopo aver letto il copione, avrebbe dato una sorta di via libera. Ma il vescovo americano ora non ricorda di aver dato questo avallo. Il Pontificio consiglio per le comunicazioni sociali ha infatti inviato ai giornali una smentita affermando che il dicastero vaticano non è stato coinvolto ufficialmente né poteva esserlo e dunque che non esiste un’approvazione. E monsignor Foley spiega al Giornale: «Non ricordo di aver scritto una lettera. Non dico che non esista, controlleremo nei nostri archivi». Il prelato afferma di non aver esaminato il copione della Sacra Famiglia: «Non l’ho letto, perché questo me lo ricorderei».
Quanto ai contenuti, tratti dai vangeli apocrifi e in parte inventati, gli autori sostengono di aver voluto descrivere il dramma familiare di un uomo e una donna chiamati ad essere padre e madre del figlio di Dio. «Mi sembra che una storia ci sia già e che sia molto bella – aggiunge monsignor Foley – è quella che troviamo narrata nei vangeli canonici. Non vedo il motivo di utilizzare gli apocrifi. Comunque non ho dato alcun placet all’iniziativa. Tanto più che non è affatto previsto che il nostro Pontificio consiglio dia questo genere di approvazioni formali sulle produzioni».
C’è dunque un giallo, attorno alla lettera di Foley, che la produzione ha però citato in conferenza stampa presentando il film. Che cosa è accaduto? La produttrice della miniserie, Lorraine de Selle du Real, ha spiegato che di fronte alla scelta «coraggiosa, ai limiti del temerario», la «famiglia reale di Giordania (dove è stata girata la fiction) ha chiesto una lettera ufficiale di autorizzazione al Vaticano: non volevano infatti essere il primo Paese musulmano a fare un film anticristiano, tanto più perché noi siamo arrivati laggiù a girare subito dopo il polverone sollevato dalle vignette su Maometto». Dunque la produzione ha coinvolto il Pontificio consiglio, attraverso monsignor Luca Lorusso, della nunziatura apostolica in Giordania, chiedendo aiuto per ottenere un via libera dei reali di Amman. Qualcuno in Vaticano, con tutta probabilità, ha fatto una rapida lettura del copione e ha assicurato i superiori che non c’erano «elementi offensivi verso il sentimento religioso cristiano». Ma si trattava di un intervento finalizzato alla concessione del permesso richiesto dalla famiglia reale giordana, non di una lettera da sbandierare in conferenza stampa per rispondere alle comprensibili perplessità di chi chiedeva come mai la storia della «sacra famiglia» fosse stata riscritta in quel modo. «Ma noi - spiega lo sceneggiatore Massimo De Rita - non abbiamo mai detto che si trattava di una autorizzazione ufficiale, abbiamo solo accennato alla lettera per supportare il fatto di aver realizzato un lavoro corretto. Io sono cattolico, ho sceneggiato anche Padre Pio, non farei mai un prodotto che vada a offendere la sensibilità cattolica».
Comunque, come fanno notare alcune autorevoli fonti vaticane, «una cosa è leggere un copione – che poi viene toccato, ritoccato e modificato fino all’ultimo – un’altra è vedere il prodotto realizzato». Non è detto, ad esempio, che dal copione emergesse il bacio appassionato che si scambiano Giuseppe e Maria.