«La Sacra Famiglia» sembra una soap

La miniserie sulla Sacra Famiglia mandata in onda domenica e ieri sera su Canale 5 non conteneva «nulla di oltraggioso per la religione cristiana», come gli autori si sono premurati di far sapere anticipatamente annunciando in conferenza stampa di aver avuto una tacita approvazione vaticana sul copione. Dopo la visione delle due puntate, al di là degli ascolti, le perplessità sono però state generali e diffuse, anche e soprattutto nei sacri palazzi vaticani. Il film, basato sui vangeli apocrifi (quelli generalmente più tardivi e considerati poco credibili perché infarciti di miracolismo e di leggende popolari) e su molte invenzioni romanzesche, ha infatti trasformato la storia della natività in una soap-opera. Il contesto della famiglia di Nazaret è stato descritto spesso con categorie e modelli tipici di una famiglia dei nostri tempi, cosicché, in qualche scena, più che La Sacra Famiglia è parso di ascoltare i dialoghi di Un medico in famiglia. Giuseppe è un vedovo che non riesce a farsi rispettare dal figlio maggiore il quale tenta di violentare la sua nuova promessa sposa mentre Maria è presentata come una ribelle che fugge di casa perché non intende sposare il marito che verrà scelto per lei ma sogna «una casa con giardino e molti figli». Sono soltanto alcune delle chicche di un film che non colpisce e non commuove, e che sembra descrivere situazioni dei giorni nostri seppure impersonate da uomini e donne che vestono abiti di duemila anni orsono.
Ciò che è certo è che nella storia di Canale 5 i cristiani non hanno ritrovato alcun elemento del racconto evangelico, quello vero. Tutto è stato riscritto e cambiato. Ieri sera abbiamo visto Gesù Bambino che già in tenera età fa miracoli (e Giuseppe che gli dà un ceffone per poi dire: «Ho dato uno schiaffo al figlio di Dio»), ma il soprannaturale, quello presente nella prospettiva cristiana che non è mai miracolistica, non c’era. Non c’era l’angelo ad annunciare in sogno a Giuseppe che Maria non l’aveva tradito ma è rimasta incinta per opera dello Spirito Santo. La stessa annunciazione a Maria avviene attraverso il vento e un raggio di luce, senza che si senta alcun dialogo, come se si trattasse di voci interiori udibili solo dall’interessata. Non c’è l’annuncio degli angeli al momento della nascita di Cristo, non ci sono i pastori ad adorarlo, non si vedono i re magi. Non c’è l’angelo che annuncia a Giuseppe di portare la famiglia in Egitto per sfuggire alla strage degli innocenti. Sono stati dunque eliminati tutti quegli elementi che mostrano l’intervento del divino nella vita di quella coppia così particolare.
Qualcuno potrebbe obiettare che così facendo si è cercato di de-sacralizzare, di riscrivere la storia in un’ottica più laica, più problematica, più moderna, riempiendo grazie all’invenzione e alle fonti apocrife ciò che non è detto dagli evangelisti Matteo e Luca. Ma allora non si capisce perché quel bambino faccia già da piccolo tanti miracoli che nei vangeli non ci sono. E che dire di Maria che va a vivere con Giuseppe in casa sua, sotto lo stesso tetto, un anno prima del matrimonio, quando la legge ebraica lo vietava? Miracolismo, leggende popolari, e protagonisti talmente rimodellati secondo canoni moderni da non essere più riconoscibili. Davvero difficile immaginare che quella sia stata la sacra famiglia.