Sacrifici già da fine mese La casa è nel "mirino"

Per fare cassa si partirà con il prelievo sui patrimoni. E spunta una giungla di sconti fiscali "ad personam". L'Iva potrebbe passare dal 21% al 23%

Roma - Riflettori europei puntati sull’Italia almeno per altri tre giorni, fino alla missione italiana del vicepresidente della Commissione, Olli Rehn, che arriverà venerdì a Roma con un compito preciso: verificare se il Belpaese si sia veramente rimesso in carreggiata e se intenda rispettare l’obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. L’impegno è stato confermato ieri a Bruxelles dal premier Mario Monti, anche per fugare le voci di una trattativa per ammorbidire la tabella di marcia fissata dal governo Berlusconi. Resta in campo la possibilità che la prossima manovra sia un po’ meno pesante, grazie alla possibilità (data a tutti i Paesi di Eurolandia) di scontare la minore crescita,

Le prime misure concrete del nuovo governo, che saranno contenute in uno dei famosi «pacchetti» di sacrifici equamente distribuiti, potrebbero arrivare a fine mese se non nella prima metà di dicembre. Ma fra tre giorni il governo dovrà illustrare in modo puntuale quali sono. Anche perché la prudenza mostrata ieri dal presidente della Commissione, José Barroso («la situazione dell’Italia rimane difficile»), è il chiaro segnale che l’Europa teme ancora la sfiducia dei mercati nei nostri confronti.

Tutto - a partire dall’esigenza di fare cassa fino alle opportunità politiche - fa pensare che si partirà con il prelievo sui patrimoni, attraverso l’estensione dell’Ici alla prima casa. Confermato lo strumento per fare tornare il prelievo sugli immobili: l’Imu, imposta municipale unica prevista dal federalismo, e la revisione delle rendite catastali. Per mitigare l’aumento il governo potrebbe prevedere aliquote progressive.

Le entrate sono estremamente variabili. Si parte da 3,5 miliardi di euro (senza rivalutazione delle rendite) fino a 20 miliardi, con una revisione consistente e, addirittura, a 60 miliardi nel caso di un allineamento dei valori catastali a quelli di mercato. Ipotesi comunque poco probabile. Quello che conta è, comunque, che il governo può agire su questa leva per mettere al sicuro i conti e garantire il pareggio.

L’altra posta importante per quanto riguarda le nuove entrate è l’Iva. Anche in questo caso le ipotesi sono varie. La più probabile resta un altro aumento dell’Iva di un punto o di due punti, che porterebbe l’Iva dal 21% al 23%. Le entrate dell’intervento sulle imposte indirette sono state stimate fino a 10 miliardi, ed è possibile che siano impiegate per finanziare misure a favore delle imprese e dei dipendenti, come la deducibilità del costo del lavoro dall’Irap e/o l’allineamento delle aliquote contributive.

Altri quattro miliardi arriveranno dall’applicazione della delega fiscale. Il rapporto sugli sconti fiscali commissionato da Tremonti è stato completato lunedì e ha individuato sgravi per 253,7 miliardi all’anno. Alcuni praticamente ad personam. È il caso dello sconto del 19% sul fondo rischi bancari, che riguarda quattro interessati che risparmiano ognuno 2,35 milioni. O dei dieci hanno il credito di imposta sull’e-commerce per 3.000 euro. In 58 usufruiscono del 20% sulle plusvalenze dei fondi immobiliari, con un vantaggio pro capite di 8,3 milioni. I tagli saranno selettivi.

Ancora allo studio il capitolo pensioni. La riforma è stata citata ieri tra le priorità dal presidente della Commissione, Barroso. Il governo intende prima confrontarsi con le parti sociali, ma al momento il ministro del Welfare, Elsa Fornero, ha avuto solo pochissimi contatti informali con i sindacati.

Sul tavolo del ministero ci sono tutte le ipotesi. Quella centrale rimane il contributivo pro rata per tutti e l’abolizione delle anzianità, prevedendo la possibilità di uscita in una fascia di età ampia (63-70, nella versione sostenuta da mesi da Fornero) con incentivi e disincentivi. Ma prima di arrivare a cancellare del tutto le pensioni di anzianità, il governo potrebbe individuare un passaggio graduale. E per farlo potrebbe prendere in considerazione il classico aumento della «quota» (la somma: età più anzianità contributiva) fino ad arrivare dall’attuale 96 al 100 (60 di età e 40 di contributi) in cinque anni.