Il sacrificio della corazzata «Roma»

Egregio Direttore, il 9 settembre «giornata del riscatto» data voluta dalla sinistra, ha un vizio di origine in quanto non conforme alla verità storica: è mera strumentalizzazione e un doppione assurdo del 25 aprile.
Infatti il 9 settembre moltissimi furono gli ufficiali e gli equipaggi che compirono il loro dovere in base alla loro coscienza. Molti ingannati alla notizia dell’armistizio si trovarono a lottare tra la disciplina militare, che impone di eseguire un ordine, e la propria coscienza di comandanti ligi alla secolare tradizione secondo cui la propria unità non deve mai cadere non solo in mano nemica ma neanche in mano straniera.
Per non recarsi a Malta, ad esempio, i comandanti di alcune unità italiane si diressero verso le isole Baleari. La Spagna procedette al regolare internamento a Minorca delle navi che però rimasero italiane e con bandiera italiana.
Coloro che vollero l’armistizio, ben sapevano che la posta in gioco era proprio la nostra flotta, la quale, fra tutte le Forze Armate era rimasta l’unica che ancora poteva fronteggiare il nemico. Non osarono darne esplicita notizia alla Marina perché se fosse stata tempestivamente informata, tutti i suoi componenti avrebbero preferito l’auto affondamento.
Così è stata ingannata la nostra Marina Militare! E il risveglio alla triste realtà di gran parte della flotta avvenne sotto i cannoni dei porti di Malta.
Ma la vittima della più tragica conseguenza dell’«infame armistizio» furono gli uomini della corazzata Roma.
L’8 settembre, sorpresa a La Spezia dall’annuncio dell’armistizio, Bergamini, capo della flotta italiana, invece di eseguire l’ordine impartito a tutte le navi da guerra italiane di fare rotta al sud alla volta di Malta, nella notte tra l’8 e il 9 settembre salpò con la sua squadra verso ovest diretto a La Maddalena. Il giorno dopo, all’altezza delle Bocche di Bonifacio venne attaccata da cinque bimotori Junkers tedeschi di stanza sull’isola. La corazzata Roma, colpita nella santabarbara, si spezzò in due tronconi e affondò in pochi minuti trascinando con sé l’ammiraglio, il suo Stato Maggiore e millecinquecento marinai.
Dove aveva intenzione di dirigere la flotta l’ammiraglio Bergamini? Non si saprà mai con assoluta certezza. Ma si ha la sensazione, anzi il convincimento, che l’ammiraglio, malgrado le esortazioni che via radio provenivano da Londra invitando le navi italiane a portarsi a Malta perchè la guerra era ormai finita, non lo avrebbe mai fatto, non si sarebbe mai arreso senza combattere. Dai due governi dei due stati in cui l’Italia si trovò divisa, dopo l’8 settembre a Bergamini furono conferite due Medaglie d’Oro alla memoria, con motivazioni del tutto opposte.
Reputo sia giusto riconoscimento alla sua rettitudine e al suo spirito militare quella conferitagli da chi ritenne l’armistizio un inganno e la consegna della flotta italiana un’infamia perpetrata ai danni della Marina italiana.
In quegli scuri giorni di settembre l’Esercito italiano crollò e gran parte degli uomini cercarono scampo nella fuga. Ma al comando della X Flottiglia Mas a La Spezia nessuno risultò assente, e sul pennone della sede continuò a sventolare il tricolore. La Decima fu l’unico sparuto reparto che pur senza navi e senza ordini volle restare in piedi per l’Onore d’Italia.
Il 9 settembre giornata del «riscatto» è da considerarsi una delle più tragiche pagine della storia italiana: l’inizio di una guerra civile violenta e sanguinosa che è continuata dopo il 25 aprile del ’45. Una guerra civile voluta dal Pci, dalla monarchia sabauda e dalle logge massoniche.
Continuità Ideale
Genova