«Il sacrificio di Manuel dia coraggio ai soldati

Gli amici del maresciallo Polsinelli: «Poteva rinunciare alla missione, ma ha preferito non abbandonare i commilitoni»

Guido Mattioni

da Milano

Il dolore chiede silenzio. Ed è stata una giornata senza rumori, quasi rarefatta, quella che ieri ha avvolto le case dei due alpini italiani rimasti uccisi venerdì nei pressi di Kabul, in Afghanistan. Così, dopo l’inevitabile clamore delle ore immediatamente successive alla tragica notizia, con i telefoni impazziti e la dolente processione di parenti, amici e autorità, il rispetto ha prevalso sulla curiosità e la discrezione sul diritto di cronaca. E in attesa del rientro delle salme, previsto stasera alle 22, all’aeroporto di Ciampino, la quiete è finalmente scesa attorno alle abitazioni del maresciallo Luca Polsinelli, a Sora, in provincia di Frosinone, e del tenente Manuel Fiorito, in via Zorzi, a Verona.
Sono state le sorelle di quest’ultimo, Sandra e Serena, a chiedere implicitamente il silenzio ai media leggendo un breve comunicato a nome della famiglia e della fidanzata del giovane, Sabrina, giunta da Cuneo, città dove lo scomparso prestava servizio militare. «I familiari confidano che il sacrificio di Manuel possa essere di incoraggiamento ai colleghi che continuano a operare per l’affermazione dei valori democratici in tutti i luoghi in cui operano le nostre Forze Armate», dice la famiglia Fiorito. Che oltre ad aggiungere un ringraziamento all’Esercito italiano «per l’assistenza e la partecipazione all’immenso dolore», ricorda con orgoglio la motivazione del riconoscimento Nastro azzurro ricevuto da Manuel all’Accademia di Modena. Premio ricevuto per essersi «distinto per abnegazione, altruismo, coraggio, amor di Patria e attaccamento al dovere».
Il silenzio assoluto, invece, è sceso sulla casa di Polsinelli, a Sora. Alcuni parenti, all’uscita dalla villetta dopo una visita mattutina, hanno però riferito che i familiari del giovane - papà Emiliano, mamma Teresa e il fratello Eugenio - hanno trascorso una notte insonne, resa insopportabile e interminabile dall’inconsolabile dolore. Tanto che un medico è rimasto accanto alla signora Teresa, tuttora sotto choc, nell’evenienza di un possibile malore.
È stato invece un amico d’infanzia di Polsinelli, Pierluigi Pisani, indicando il prato dove da piccoli giocavano a pallone, a rivelare che per lo scomparso «quella sarebbe stata la sua ultima missione, anche perché con il trasferimento all’Aquila si era avvicinato a Sora». Mentre la psicologa dell’Esercito che sta assistendo la famiglia ha detto che Luca «poteva anche rinunciare a partire per Kabul», ma che l’aveva fatto «quando ha saputo che i suoi ex compagni stavano per recarsi in missione».
Intanto, molto lontano dalle villette con giardino di Sora e Verona, nell’arida polvere senza pace di Kabul, dopo una messa a Camp Invicta, il quartier generale italiano in Afghanistan, sono stati ultimati i preparativi per il volo del C-130 dell’Aeronautica militare che alle 22 di questa sera riporterà in Italia, sulla pista militare di Ciampino, le salme di Fiorito e Polsinelli. Nella giornata di lunedì, si è appreso, sui corpi dei due giovani sarà effettuata l’autopsia disposta dalla Procura di Roma e affidata al direttore dell’Istituto di medicina legale della Sapienza, Paolo Arbarello, e al professor Giancarlo Umani Ronchi. I funerali solenni del tenente Fiorito e del maresciallo Polsinelli si svolgeranno invece alle 10 di martedì 9 maggio, nella chiesa di Santa Maria degli Angeli di Roma, la stessa dove una settimana fa si erano svolte le esequie dei tre caduti di Nassirya.
Verso la mezzanotte di ieri, intanto, sempre sulla pista di Ciampino, è atterrato il velivolo militare che ha riportato in Italia i quattro soldati rimasti feriti nell’attentato di venerdì a Musay Valley, pochi chilometri di Sud Est della capitale afghana: il caporalmaggiore scelto Emanuele Rivano, Salvatore Giarracca, Massimiliano Clementini e il primo caporalmaggiore Salvatore Mastromauro.