«Sacrilegio contro la preghiera di Obama»

Rabbini indignati: rubato (e poi restituito) il foglio lasciato dal candidato Usa al Muro del Pianto

da Gerusalemme

Il biglietto che Barack Obama ha infilato, come vuole la tradizione, tra le fessure del Muro del pianto, a Gerusalemme, è stato restituito ieri al rabbino Shmuel Rabinowitz, responsabile per il luogo sacro del giudaismo. In Israele, però, la questione del trafugamento della nota scritta dal candidato democratico in occasione della sua visita alla Città santa, giovedì, è diventato un caso di morale mediatica su cui si sono scatenati i più importanti commentatori del Paese.
Il senatore dell’Illinois, con il capo coperto da una kippah bianca, ha pregato davanti la Kotel, il Muro del pianto, assieme agli ospiti israeliani. Dopo la visita, un giovane studente di una yeshiva, una scuola religiosa, avrebbe rimosso il piccolo foglietto e lo avrebbe consegnato ai giornalisti di Maariv, secondo quotidiano del paese, che ne ha pubblicato il contenuto. Su un pezzo di carta con il logo del celebre hotel King David, dove alloggiava, Obama ha scritto: «Signore, proteggi me e la mia famiglia. Perdona i miei peccati e aiutami a rimanere al riparo dall’orgoglio e dalla disperazione. Dammi la saggezza per fare ciò che è giusto. E rendimi uno strumento della tua volontà». La pubblicazione ha generato scandalo in Israele. Il rabbino del Muro ha parlato di sacrilegio e «atto indegno» e ha detto che le note «consegnate» al Kotel sono una questione privata «tra la persona e il suo Creatore».
I bigliettini sono rimossi due volte l’anno, in occasione della celebrazione di Rosh haShanah, la fine dell’anno ebraico, e della Pasqua ebraica. Sono poi conservati dalle autorità religiose responsabili del sito. Yedioth Ahronoth, il più importante quotidiano del Paese, ha criticato il colleghi di Maariv, rivelando che la nota era stata offerta anche a loro, ma i vertici del giornale hanno deciso di non mettere in pagina il messaggio. Maariv si è difeso dicendo che la pubblicazione è avvenuta dopo aver avuto il via libera dallo staff di Obama, che però non ha preso posizione sull’accaduto. I detrattori parlano già di una mossa pubblicitaria della campagna del senatore. Intanto, il seminarista della yeshiva che ha trafugato la preghiera è apparso alla televisione nazionale per scusarsi. «Mi spiace, è stata una ragazzata, spero che Obama non si sia offeso».