Saddam: «In carcere mi hanno torturato»

Un testimone: «La polizia segreta mi seviziava e il fratellastro del dittatore guardava e mangiava uva»

Fausto Biloslavo

Di fronte alle due nuove testimonianze che inchiodano il suo brutale regime, Saddam Hussein ha denunciato che gli americani lo avrebbero «picchiato e torturato». Immediata la smentita dell’ambasciata Usa a Bagdad alle accuse formulate ieri dal deposto dittatore durante la sesta udienza del processo che lo vede imputato, assieme ad altri sgherri del vecchio regime, di crimini contro l’umanità.
Ieri Mohammed Alì Al Haidari, il primo testimone a deporre in aula, ha raccontato con dovizia di particolari cosa accadde nel 1982, quando oltre 140 cittadini di Dujail, a nord di Bagdad, furono massacrati come rappresaglia a un fallito attentato al Rais. Al Haidari aveva 14 anni al tempo dei fatti, ma la sua testimonianza è stata la più lucida dall’inizio del processo. I suoi sette fratelli furono torturati, uccisi ed i loro cadaveri mai ritrovati. «Ho visto con i mie occhi nove corpi senza vita, di gente che conoscevo, nella sede del partito Baath a Dujail», ha raccontato il testimone.
Chi sopravviveva a questa prima tappa del calvario veniva trasferito, come il giovane Al Haidari, nelle segrete di Bagdad. Nella centrale degli interrogatori della capitale uno degli imputati, Barzan Ibrahim al Tikriti, fratellastro di Saddam e a quel tempo capo dell’intelligence ha preso violentemente a calci il ragazzino, tremante per la febbre. «Poi disse alle guardie di non curarmi, perché tutta la mia famiglia non meritava di vivere», ha spiegato Al Haidari, che per settimane rimase dolorante a causa delle botte. Secondo il testimone, donne e bambini di Dujail sono stati seppelliti ancora vivi, dopo i maltrattamenti. «Nessuno a quel tempo agiva da solo, senza ricevere ordini da Saddam, che considero responsabile di aver incarcerato la mia famiglia e rovinato il nostro futuro», ha sostenuto Al Haidari.
Il fratellastro di Saddam ha perso la pazienza accusando il testimone di far parte «di una tribù di cani», che «racconta bugie sugli ultimi trent’anni di storia irachena».
La seconda testimonianza è stata ancora più drammatica. Da dietro un paravento, per proteggerne l’identità, il testimone, ormai anziano, ha raccontato come è stato torturato per i fatti di Dujail alla presenza del fratellastro di Saddam. «Durante l’interrogatorio, mentre venivo torturato, Barzan (l’ex capo dell’Intelligence, nda) assisteva mangiando tranquillamente un grappolo d’uva. Io urlavo - ha spiegato il testimone ­ e lui era presente». Oltre alle scosse con la corrente elettrica, gli aguzzini fondevano della plastica facendola colare sul corpo delle vittime, fino a quando non tornava solida, provocando tremende bruciature e dolori.
Saddam, forse per prendere le distanze dai gerarchi, che hanno sempre fatto il lavoro sporco per suo conto, ha detto «che se qualcosa di sbagliato è stato fatto nei confronti di questa gente, il colpevole va punito secondo la legge». A parte il tentativo di sfuggire alle sue responsabilità, l’ex rais ha continuato a utilizzare il processo come palcoscenico per uno show propagandistico. Dopo aver disertato l’ultima udienza, si è presentato in aula elegante come sempre e a mezzogiorno ha chiesto alla Corte di sospendere il dibattimento per la preghiera. Proprio lui che era un laico socialista, beveva e fumava senza alcun rispetto dei precetti del Corano. Al rifiuto della Corte si è rivolto verso la Mecca accennando alla preghiera, mentre il primo testimone continuava a raccontare le sofferenza patite sotto il suo regime.
Il colpo di maestro l’ha sferrato alla fine dell’udienza denunciando davanti alle telecamere di avere subìto maltrattamenti da parte dei soldati americani, dopo la sua cattura due anni fa. «Sono stato picchiato su ogni parte del corpo e torturato. I segni sono ancora visibili ovunque», ha sostenuto il deposto dittatore, che non è mai sembrato malconcio. «Il nostro nemico non è il popolo americano, ma il governo Usa che sta distruggendo l'Irak», ha aggiunto, elogiando gli insorti con la definizione di «uomini coraggiosi». Immediata la smentita del portavoce dell’ambasciata Usa a Bagdad, Christopher Reid, in diretta con la Cnn: «Né l’ex rais, né gli altri imputati sono stati mai picchiati o torturati. Posso dirvi che le condizioni in cui vivono queste persone sono buone come quelle dei soldati che li sorvegliano», ha affermato Reid, precisando che verrà comunque aperta un'inchiesta sulle accuse di Saddam. «Ma le sue affermazioni - ha aggiunto - sono false».