"Saddam giustiziato entro poche ore". Pronte due forche per l'impiccagione

Ultime ore per l'ex dittatore, la conferma arriva da un giudice e da un avvocato dopo la firma dell'ordine di esecuzione da parte del premier al Maliki. La sentenza potrebbe essere eseguita domani. Allestite due forche per l'impiccagione. Si attende il parere dei religiosi. Ma il Dipartimento di Stato Usa smentisce le voci sulla consegna del rais agli iracheni: Saddam Hussein è ancora sotto la custodia degli Stati Uniti a Baghdad

Baghdad - Ultime ore per Saddam Hussein, l'ex dittatore iracheno, la sentnza di condanna a amorte per impiccagione potrebbe essere eseguita domani, lo ha confermato un giudice, mentre per un avvocato dell'ex dittatore, l'esecuzione avverrà all'alba. Il primo ministro iracheno al Maliki ha firmato l'ordine di esecuzione della condanna a morte. Saddam in mattinata ha consegnato le sue ultime volontà ai fratellastri. Il presidente della commissione giustizia del parlamento ha detto che sono state allestite due forche, una nella zona verde, l'altra in un luogo che non ha voluto rivelare. Il primo ministro iracheno al Maliki aveva ribadito oggi che il governo da lui guidato non ha la benché minima intenzione di salvare la vita a Saddam, condannato a morte per la strage di 148 sciiti compiuta nel 1982. Ma è giallo sulla consegna del rais da parte degli americani agli iracheni. In serata si è diffusa la voce che consegna fosse avvenuta, ma il Dipartimento di Stato Usa l'ha smentita, affermando che Saddam si trova ancora sotto la custodia degli Stati Uniti a Bagdad. Insomma, la vicenda pare giunta all'epilogo. Per l'esecuzione domani, giorno di festa nel mondo islamico si attende il papere delle autorità religiose.

Le voci sulla data dell'esecuzione si sono inseguite per per tutta la giornata e il ministero della Giustizia irachena aveva precisato che il suo dicastero, responsabile per l'esecuzione delle condanne a morte, non ha intenzione di procedere all'uccisione di Saddam prima del 26 gennaio, quando sarà trascorso un mese esatto dalla conferma in appello della condanna a morte per la strage di 148 sciiti compiuta nel 1982 a Dujail, anche se fonti americane sostenevano che l'esecuzione potrebbe avvenire tra questo fine settimana e il due gennaio.

E' stato anche precisato che la firma del presidente Jalal Talabani non è necessaria per la ratifica della condanna a morte dell'ex raìs. L'articolo 130 della Costituzione di Baghdad, infatti, non dà al presidente il permesso di modificare e tantomeno annullare le pene emesse dal Tribunale speciale. Il primo ministro al Maliki, nel ribadire che "nessuno può opporsi all'esecuzione, né impedirla", precisa che "coloro che si oppongono a questa esecuzione fanno del male ai martiri dell'Iraq e alla loro dignità". Il nunzio apostolico in Iraq, monsignor Francis Assisi Chullikat, dai microfoni di Radio Vaticana esprime la condanna della Chiesa cattolica contro la condanna a morte: "La Chiesa ha sempre difeso la vita e il rispetto della vita viene difeso dai vescovi locali, specialmente iracheni".