Saddam sotto processo subito dopo il referendum

L’ex rais dovrà rispondere, alla prima udienza, del massacro di 140 sciiti per rappresaglia contro un attentato fallito. Ieri spari contro due moschee sunnite

Fausto Biloslavo

Saddam Hussein sarà processato, per crimini di guerra e contro l’umanità, a metà ottobre, dopo il fatidico referendum sulla costituzione. Lo ha reso noto ieri la televisione satellitare Al Arabiya, precisando che all’ex dittatore è stata già notificata la data dell’udienza, per il momento tenuta segreta. Secondo alcune indiscrezioni l’udienza sarebbe stata fissata subito dopo il 15 ottobre, quando gli iracheni avranno votato a favore o contro la bozza costituzionale che divide il paese. Saddam rischia la pena di morte, e l’impiccagione nei giorni scorsi di tre terroristi di Ansar al Sunna responsabili di attentati, rapimenti e stupri, è un brutto segnale per l’ex Rais, che dovrà rispondere di dodici capi d’imputazione che riguardano crimini di massa compiuti in 35 anni di potere.
Il tribunale speciale ha deciso, però, di processarlo un crimine per volta. La prima udienza dovrebbe aprirsi con l’accusa di aver ordinato il massacro di 140 civili nel villaggio di Al Digeil, 35 chilometri a nord di Bagdad, avvenuto nel 1982. La macchina blindata del Rais, passando nella zona, fu oggetto di un attentato da parte di un cecchino, che nemmeno scalfì Saddam. La polizia segreta, su ordine del presidente, mise a ferro e a fuoco il piccolo villaggio sciita, passando per le armi o facendo sparire per sempre 140 persone. Una rappresaglia che non risparmiò il carcere duro neppure a donne e bambini. Il caso è relativamente minore, rispetto ai massacri dei curdi con le armi chimiche o alla brutale repressione della rivolta sciita del 1991, nel sud dell’Irak, ma le prove sembra siano schiaccianti. Se la sua responsabilità venisse provata, Saddam rischia di essere impiccato prima ancora di rispondere delle grandi stragi di curdi e sciiti.
Ieri sono continuati i funerali delle vittime del carnaio di mercoledì a Bagdad nel quale sono morti un migliaio di pellegrini sciiti. Il gruppo islamico sunnita Al Taifa Mansura («la parte vincente»), che aveva rivendicato il lancio di razzi sui fedeli ha ammesso che uno dei loro mujaheddin ha scatenato il panico urlando in mezzo alla folla che un kamikaze stava per farsi saltare in aria. Il terrore ha provocato un fuggi fuggi generale e nella calca aggravata dal crollo di un ponte sul Tigri sono morte un migliaio di persone. Ieri, tra l’altro, a tre chilometri dal ponte è saltata in aria una macchina minata, che ha ucciso solo l’autista, probabilmente un kamikaze.
A Bassora, la seconda città del paese, invece, si è svolta una manifestazione di migliaia di persone, organizzata dalle Brigate Badr, le milizie armate di uno dei partiti al governo.
Uomini armati hanno sparato contro due moschee sunnite a venti chilometri da Bassora, nella cittadina di Al Zubayr, un’ex roccaforte dei seguaci di Saddam della tribù Sadoon. Un fedele sunnita è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti.