Un safari tra ruderi e bisce la visita al cimitero di Rivarolo

Tombe divelte, degrado, intere zone transennate per pericolo di crolli E servizi igienici chiusi

Federico Casabella

A ridosso della collina di Begato, dove il torrente Torbella spacca in due il monte, sorge il cimitero del quartiere di Rivarolo. Una costruzione antica, di notevoli dimensioni, considerati i piccoli cimiteri che sorgono da queste parti. Il camposanto, si sa, è di per sé un luogo di dolore, raccoglimento e riflessione per tutte le persone che lo frequentano, ma in questo cimitero, è difficile potersi raccogliere a pregare per i propri defunti. I motivi sono molteplici e di varia natura.
Entrando nel cimitero, dopo aver percorso il vialetto d’entrata, si sale per una lunga scalinata fatiscente e, subito, ci si rende conto della difficoltà che le persone anziane possono trovare nell’inerpicarsi verso le zone alte: i gradini sono spaccati, in alcun casi totalmente divelti e la conformità del terreno li rende quasi impraticabili, soprattutto per le persone anziane. Saliti circa la metà degli scalini, è impossibile non rimanere incuriositi da quello che si vede sull’ala destra del complesso, che risulta completamente abbandonato a se stesso. Le piante hanno «mangiato» gran parte dei loculi, le tombe sono ormai distrutte e, in molti casi, dove il muro ha ceduto, le casse sono ben visibili. Il Comune, ha risolto il problema transennando con assi di legno questa parte del cimitero e vietando l’ingresso perché la zona è pericolante. Centinaia di tombe, rimangono così chiuse al pubblico, e i parenti non hanno la possibilità di avvicinarsi ai loculi dei propri cari, neanche per mettere un fiore. Qualcuno ha divelto la transenna e si è fatto largo tra le macerie pur di arrivarci, altri preferiscono depositare i fiori proprio al confine. Si passa tra sentieri in ghiaia, dove l’erba cresce abbondante e senza cura, e bisogna stare attenti se non si vuole camminare in compagnia delle bisce. C’è chi, questo sentiero, lo deve percorre se vuole visitare la tomba del marito, come la signora Iole Campanella, che ogni giorno, da dieci anni, va a portare un mazzo di fiori freschi: «Ho sempre il terrore di percorrere questo sentiero - racconta la signora - perché spesso spuntano questi serpenti che saranno anche innocui, ma fanno paura». La signora cammina ancora qualche metro, ed entra in una delle gallerie, dove l’intonaco si stacca dal soffitto: «So che è pericoloso stare qui - aggiunge - ma altrimenti non potrei portare i fiori a mio marito. Già è un posto di dolore il cimitero, così lo stanno rendendo straziante». Spostandosi nella parte sinistra, in basso, a ridosso del fiume Torbella, lo spettacolo è impietoso: i loculi sono completamente divelti e molte casse sono state trasferite. Basta guardare le date di morte dei defunti per rendersi conto che sono tombe costruite non più di trenta anni fa. Durante l’alluvione che nel 1994 colpì Genova, questa parte del cimitero venne danneggiata dalla forza delle acque che tracimarono dal torrente che scorre proprio a ridosso del muro di recinzione. «Quel giorno molte bare furono trascinate via dalla furia delle acque - racconta Giuseppe Silvestri, dopo essersi raccolto sulla tomba della moglie - Da quel momento non venne più fatto alcun intervento. E il fiume è pieno di vegetazione, alberi e arbusti che bloccano di nuovo il deflusso delle acque». Il guardiano è presente solo la mattina, e questa mancanza di sorveglianza, porta i vandali all’azione: c’è addirittura chi si diverte a scambiare le foto dei defunti dai loculi e a staccare le fioriere.
Ma la cosa che più sconvolge, la si incontra nella galleria, posta alla sinistra dell’entrata principale. Vicino alle fontanelle, oltre a sentire un odore insopportabile, si trovano escrementi umani e larghe chiazze di urina: «Tutto perché, otto mesi fa, - racconta Margherita Arculeo, titolare del negozio di fiori posto proprio di fronte all’entrata - gli operai del Comune hanno chiuso i servizi igienici anziché metterli a posto. Ora, per la tanta gente anziana, non c’è più un bagno e in questa galleria si vede di tutto». La situazione del cimitero è sempre più critica. La gente della zona da anni lamenta al Comune questo abbandono, ma non ha mai avuto risposte serie dall’amministrazione di Tursi. «Nel 2000 - spiega Michela Lavagetto - abbiamo raccolto 500 firme che sono state spedite all’allora assessore ai servizi civici Claudio Basso. Ci rispose che nonostante la situazione, non c’erano soldi per i lavori ma che, non appena gli avrebbero reperiti, sarebbero intervenuti. Sono passati più di cinque anni e qui è sempre peggio». Non solo, ma neanche il servizio di pulizia quotidiana viene svolto: «Ogni cimitero è servito da personale Amiu - ci spiega la signora Lavagetto - non quello di Rivarolo. Chiamando l’azienda, dicono che una persona dovrebbe essere presente ogni giorno, ma qui non si presenta nessuno. Se fosse vera la loro versione, vorrebbe dire che hanno un dipendente che non si presenta al lavoro: perché non intervengono?».