«Safe Haven», l’ultima spiaggia per il recupero dell’equipaggio

Andrea Nativi

E se il Discovery risultasse danneggiato senza possibilità di rimediare? La Nasa ha naturalmente approntato un piano di emergenza, si chiama «Safe Haven» ed è stato verificato più volte: l'idea base è quella di trasferire i sette astronauti della Discovery a bordo della stazione spaziale internazionale (ISS) e di attendere l'arrivo di un secondo shuttle, l'Atlantis, inviato il più velocemente possibile in una missione di recupero. La Nasa ha specificamente addestrato per sei mesi un equipaggio, formato da quattro astronauti e guidato dal comandante Steve Lindsay, proprio per questo specifico ruolo.
Il piano prevede che il Discovery si agganci alla stazione e ci rimanga fino a quando i rifornimenti che sono stati trasportati a bordo del modulo logistico (MPLM) italiano Raffaello non siano esauriti. L'autonomia è stata calcolata in oltre un mese, ma se fosse necessario, ricorrendo al razionamento si può anche superare questo limite. Era già previsto che prima di rientrare sulla terra la Discovery lasciasse sulla ISS attrezzature e materiali extra ed ora questa esigenza diventa più pressante. Anche la ISS ha scorte di acqua, cibo, materiali, che devono garantire la sopravvivenza dei 2 astronauti che ne costituiscono l'equipaggio. Questi ultimi hanno a disposizione anche una specie di scialuppa di salvataggio spaziale russa, che non può però trasportare tutti i colleghi del Discovery. E i Russi non possono certo fare la spola lanciando a ripetizione nuovi veicoli Soyuz per trasferire a terra gli astronauti americani. Per questo e con la consapevolezza che i sistemi di bordo della ISS sono poco affidabili i Russi avevano chiesto che l'equipaggio della Discovery fosse limitato a quattro astronauti. Lo Shuttle, anche se danneggiato, fornirebbe comunque un prezioso supporto in termini di energia, sistemi di sopravvivenza e spazio, visto che la ISS non è certo in grado di supportare ed ospitare comodamente una decina di persone. Una volta che la Discovery fosse svuotata di quanto utilizzabile verrebbe staccata dalla stazione e la Nasa comanderebbe dal centro spaziale di Houston il rientro nell'atmosfera del veicolo spaziale abbandonato, impostando una traiettoria che lo porterebbe a disintegrarsi senza provocare cadute di frammenti in zone abitate.
A quel punto intanto l'Atlantis sarebbe stato approntato per la missione di salvataggio: la navetta dovrebbe essere leggermente modificata, con l'aggiunta di nuovi sedili, per portare 11 astronauti, un record per la navetta spaziale. Un simile scenario costituirebbe comunque un disastro per la Nasa, innanzitutto perché anche l'Atlantis sarebbe esposto agli stessi rischi e problemi che hanno interessato il Discovery. In secondo luogo, con due sole navette disponibili il programma shuttle sarebbe condannato: non sarebbe più possibile mantenere un ritmo di lanci significativo.