Safran Foer prima scrive e poi parla (a vanvera)

Per impegnarsi nella letteratura, diceva Hemingway, bisogna impegnarsi nella vita. Non ci deve essere scollamento tra ciò che sei e ciò che scrivi. E quando scrivi, per carità, abbi bene in mente dove stai andando. La fatica di trovare te stesso la devi fare prima. Bene. Jonathan Safran Foer a Mantova ha tirato fuori la solita frase: «Non so cosa sto scrivendo fino a quando non lo finisco». E poi: «Mi sento ebreo quando faccio lo scrittore, ma non nella vita di tutti giorni. Non vado alla sinagoga, non credo in Dio». È la cosa più cerebrale del mondo. Forse per questo la letteratura d’oggi - di cui Foer, autore di Ogni cosa è illuminata è una delle osannate punte di diamante - vive più nel cervello degli scrittori che nel mondo reale.