«La sai l’ultima?», impazza il toto-gossip

Il gioco di società dei politici: spettegolare. Tutti a caccia di nuove «telefonate piccanti»

da Roma

In Aula è in corso il dibattito. Sicurezza, giustizia o manovra poco importa. Protesta l’onorevole con il led del microfono acceso, si fa sentire il campanellino del presidente di turno. Intanto, a pochi metri di distanza, in cortile, tra una sigaretta e l’altra, a Montecitorio come a Palazzo Madama, è un continuo cicalio. Un brusio infinito di mezze frasi, sorrisetti compiaciuti e a volte compiacenti. La domanda è sempre la stessa: «Sai cosa si dice nella nuova intercettazione?». Insomma, la sai l’ultima? La risposta cambia, magari a seconda dei gusti: «Sì, si dice che ci sia di mezzo una soubrette». «No, è un’attrice». «Forse è così, ma in una si parla di chi sa fare meglio una certa cosa». «Ma dai, io però preferisco quella sulla ministra nominata perché lavorava bene. Hai capito il senso?». Il senso è doppio ed è piuttosto chiaro.
Ecco a voi il gossip «onorevole». Presunto sesso, scandalo. Vero o falso non conta. Altro che lavori parlamentari a rischio, mancanza di confronto dialettico, decreto sì o decreto no, Pdl da una parte e Pd dall’altra, Veltroni di qui e Di Pietro di là. E se gran parte degli italiani s’interroga su come arrivare alla quarta settimana, tra deputati e senatori non si parla d’altro.
Insomma, la priorità non è il rilancio del Paese. Ma bisogna sapere in anticipo cosa uscirà fuori di nuovo dai brogliacci telefonici che giungono da Napoli. Bisogna sapere se dall’inchiesta sulla presunta collusione Rai-Mediaset spunterà una nuova telefonatina piccante. Bisogna sapere se Silvio Berlusconi ha davvero riferito al proprio medico di questioni di salute personali. Bisogna sapere se davvero un deputato ha poggiato la mano là sotto, nel retro, a una collega. Bisogna sapere. E chi se ne frega se già tutti sanno che si tratta di roba assolutamente irrilevante sul piano penale. Così come chi se ne importa se in Italia s’ha da rispettare la privacy.
Origliare, spettegolare, altro che legiferare. La politica italiana ha il suo nuovo gioco di società. Forse non proprio nuovo, ma senza dubbio appassionante, coinvolgente. Una sorta di «Indovina chi?» in versione soft-hard, in cui chiunque si sente legittimato a chiedere, sapere, piuttosto che rendere conto agli elettori del suo operato. A leggere un testo scritto, o meglio, ad ascoltare la versione audio originale, per scoprire quale sia l’ordine di piazzamento in quella, proprio quella, imbarazzante e fantomatica classifica tra ministre.
E c’è pure chi racconta che tra i banchi di un certo schieramento politico – nella fattispecie parliamo del Pd ma poco importa – si sia rilanciata una pratica tanto in voga a ridosso delle elezioni politiche. Ovvero, il toto-ministre. Dicono, infatti, che proprio ieri circolasse in Aula tra i deputati democratici un ritaglio di giornale, con tanto di foto a corredo, e una specie di casellario ove indicare la propria preferenza. Per pronosticare, insomma, quale sarà la ministra più intercettata.
Politici curiosi, quindi, ma non solo. Basti pensare che all’interno delle redazioni, quotidiani e settimanali, è un continuo interrogarsi: chi le pubblicherà? Quando? Tutti le vogliono, insomma, e di certo prima degli altri. E non a caso si racconta che qualche direttore sia già in possesso di queste benedette intercettazioni, che qualcun altro farebbe di tutto invece per accaparrarsele. E qualcuno assicura che le pubblicherà Tizio invece che Caio.
Insomma, illazioni su illazioni. Fatto sta che in pochi, tra i parlamentari, sembrano interrogarsi veramente su cosa fare. Se e come intervenire. Se sia il caso, insomma, di approvare un decreto legge urgente o di portare magari in Parlamento un disegno di legge che allunghi i tempi. Intanto, una cosa è certa: il gioco di società continua. Ma non si sa ancora chi vincerà. Forse nessuno.