Da Salò alle stragi naziste, così Fini ruppe col passato

Quattro anni fa la svolta storica del leader di An: «Il fascismo fu un male assoluto»

da Milano

Anche Alleanza nazionale, il partito nato dalle ceneri del Movimento sociale, ha una storia di svolte, ripensamenti, correzioni di rotta e, a volte, strappi dolorosi come quelli che hanno vissuto i Ds. Ed è stato Gianfranco Fini, delfino di Giorgio Almirante e suo successore alla guida del Msi, il traghettatore del partito dalle posizioni marginali alle poltrone dei ministeri, protagonista assoluto, spesso solitario e in minoranza dentro An, di numerosi inversioni radicali rispetto alla storia del partito. A partire da quella più sorprendente, quando durante il viaggio in Israele nel 2003, da vicepremier, visitando il museo dell’Olocausto con la tradizionale kippah sul capo, pronunciò uno storico discorso. «Il fascismo fa parte del male assoluto», disse Fini a Gerusalemme, e poi «le leggi razziali furono un’infamia a cui gli italiani non reagirono per ignavia e complicità» e, ancora: «Salò fu una pagina vergognosa». Lo strappo con Salò, in particolare, fu difficile da accettare per gli eredi di un partito che proprio nell’esperienza tragica della Repubblica Sociale affonda le sue radici. Fu l’inizio di una frattura mai richiusa e che portò, come prima ricaduta, la fuoriuscita di Alessandra Mussolini che, con un gruppo di delusi dalla svolta finiana, fondò un partito di destra alternativo ad An («Fini? Un traditore che non merita parole» disse la Mussolini). Da lì cominciarono le tensioni con la destra di An, quella di Storace, e la minaccia di altre scissioni.
I passi del leader verso quell’approdo in precedenza erano stati più timidi, ma il cammino era segnato. Un mese prima del viaggio in Israele Gianfranco Fini aveva già spiazzato tutti annunciando che i tempi erano maturi «per discutere il diritto di voto agli immigrati, almeno in sede amministrativa». Le parole del leader scatenarono reazioni furenti tra gli alleati della Cdl e tra molti esponenti del suo stesso partito. Tappe più simboliche di un percorso politico ancora in evoluzione erano state prima la visita alle Fosse Ardeatine (nel 1993), il viaggio del ’99 al campo di concentramento di Auschwitz, la presenza nel giugno del 2001 alla Risiera di San Sabba, a Trieste, l’unico campo di detenzione nazista in Italia.
Illuminato ripensamento del ruolo di una destra moderna o strategia politica finalizzata alla leadership? Sorprese non ne sono mancate anche nel Fini più recente. Come la posizione a favore della «procreazione assistita», nel referendum del 2005, quella per il riconoscimento delle coppie di fatto e dell’insegnamento del Corano nelle scuole.