Alla Sala Fontana la tradizione incontra il nuovo

Dall’Arlecchino in chiave moderna a un Leopardi che diventa ribelle

Valentina Fontana

Tra prosa e poesia la parola segna la nuova stagione di Elsinor alla Sala Fontana. Sembra che tra i chiostri bramanteschi che ospitano il teatro passeggi la figura di Giovanni Testori, sembra che faccia eco la sua parola, la sua ricerca di una parola che non si limiti alla sonorità. Quella parola che ha bisogno ancora di essere pronunciata e che liberata dal teatro diventa l'immagine parlante della Sala Fontana.
Dentro il teatro di parola amato da Testori, dentro un teatro di recupero e di tradizione, la Sala Fontana consolida la sua identità attraverso un percorso di prosa e poesia dedicato a tutto ciò che è nuovo senza dimenticare i grandi artisti.
Il sipario si è alzato ieri con Napolincanto, concerto inaugurale della stagione con canti e musiche della tradizione popolare partenopea, «perché - spiegano dal teatro - in queste canzoni rintracciamo più facilmente gli esempi più evocativi delle parole "struggimento" e "nostalgia", che cerchiamo per emozionarci nel teatro di oggi». La novità del concerto, rispetto a un repertorio abusato da più di mezzo secolo di sentimentalismo, sta proprio nel respiro universale dato alla canzone napoletana. Dalle tammurriate e tarantelle la Sala Fontana continua la sua stagione di prosa riscoprendo i classici. Il recupero della commedia dell'arte con l'Arlecchino militare firmato da Maurizio Schmidt, l’Edipo re di Sofocle e Misura per misura di Shakespeare, riletti da nuove generazioni di artisti. La scelta dei classici si muove su nuove prospettive di lettura con Violaine tratto dall’Annunzio a Maria di Paul Claudel diretto da Raffaella Boscolo e Franco Palmieri.
A dar poi prestigio alle diverse espressioni del teatro della stagione (inizia il 17 con Numbert-Il passeggero del secolo di Gerard Vazquez diretto da Valerio Buongiorno) sono chiamati Iaia Forte e Virginio Gazzolo. La prima, diretta da Giuseppe Marini, è protagonista de La regina di Scozia di Federico Della Valle. In Leopardi. Lettera a un giovane del XX secolo, Virginio Gazzolo propone il volto meno conosciuto del poeta: «È un ritratto di Leopardi da giovane, avido d’amore e di gelati, vitale e ribelle. L’intreccio drammaturgico si basa su alcuni Canti del poeta e sui suoi scritti più intimi: lettere, appunti, ricordi d’infanzia e d’adolescenza e l’abbozzo di una lettera ad un amico futuro, un giovane del nostro tempo».