«Sala Giuliani», Napolitano fa il Ponzio Pilato

(...) a Carlo Giuliani - sottolineano - significa screditare le istituzioni e offendere gli agenti della Forze dell'ordine e la stragrande maggioranza degli italiani che, pur addolorati per la tragica morte di un ragazzo, non condividono e non apprezzano che si esalti, di fatto, un atto violento quale quello che stava compiendo Carlo Giuliani ai danni di giovani carabinieri già feriti». Intanto, sulla questione si esprime la massima carica dello Stato. Chiamandosi fuori: Giorgio Napolitano, infatti, fa sapere che esula dalla sua competenza sindacare la scelta del gruppo di Rifondazione Comunista che «rientra nella autonomia di ciascuna componente della rappresentanza parlamentare e della relativa Camera di appartenenza, nel merito della quale il presidente della Repubblica non ha titolo ad intervenire, dovendo e potendo esprimersi solo su questioni di ordine generale attinenti al funzionamento complessivo del sistema istituzionale e politico». È il segretario generale della presidenza della Repubblica, Donato Marra, a rendere nota la posizione di Napolitano, con una lettera ai deputati della Casa delle libertà (primo firmatario Carlo Giovanardi dell’Udc) che avevano chiesto il suo intervento per censurare l'iniziativa. In particolare, i parlamentari del centrodestra avevano chiesto a Napolitano di riconoscere la «stridente contraddizione» fra l'intitolazione di una sala del parlamento al giovane Carlo Giuliani che «perse la vita mentre tentava di linciare, insieme a un gruppo di violenti facinorosi mascherati e armati di spranghe, giovani carabinieri di leva, già feriti durante l'aggressione», e il fatto che allo stesso Napolitano, la prossima primavera, toccherà il compito «di consegnare le medaglie d'oro alle vedove ed agli orfani di esponenti delle Forze dell'ordine che hanno perso la vita nell'adempimento del loro dovere in difesa delle Istituzioni e della libertà di tutti i cittadini». Napolitano non la pensa così, spiega nella sua lettera il segretario generale del Quirinale: «Il capo dello Stato - spiega ancora Marra - non ravvisa infatti alcuna contraddizione tra questi comportamenti e la specifica scelta politica di un gruppo parlamentare».
La posizione del Colle fa esultare i comunisti di lotta e di governo«Apprezziamo profondamente - affermano in una nota il presidente del Gruppo Prc-Sinistra europa al Senato, Giovanni Russo Spena, e i vicepresidenti Rina Gagliardi e Tommaso Sodano - la limpida presa di posizione del presidente della Repubblica a proposito del nostro diritto a intitolare a Carlo Giuliani una sala del nostro gruppo parlamentare. Non avevamo del resto mai avuto dubbi sulla sensibilità e correttezza istituzionale del capo dello Stato. Intendiamo ribadire - prosegue la nota dell'Ufficio di presidenza del gruppo Prc - che non c'è alcuna contraddizione tra la dedica della sala a Carlo Giuliani e la convinta solidarietà con le famiglie degli esponenti delle Forze dell'ordine caduti nell'adempimento del loro dovere. Chi denuncia questa inesistente contraddizione lo fa solo per scopi palesemente strumentali e propagandistici».
Ben diversa la reazione degli esponenti della Casa delle libertà che ribadiscono: «Siamo grati al Capo dello Stato per la cortese risposta alla nostra lettera fattaci pervenire tramite il segretario generale del Quirinale. Nel merito, comunque, ci rammarichiamo del fatto che Napolitano non ritenga “questione di ordine generale attinente al funzionamento complessivo del sistema costituzionale e politico“ l'intitolazione di un locale del Senato, gestito dal Gruppo di Rifondazione Comunista, a chi ha perso la vita nel tentativo di linciare tre giovani carabinieri di leva, già feriti nel corso dell'aggressione». È quanto affermano, fra gli altri, Carlo Giovanardi, il presidente emerito della Repubblica Giuseppe Cossiga e Maurizio Gasparri (Alleanza nazionale), in merito alla lettera del segretario generale del Quirinale. «Rimaniamo fermamente convinti - concludono gli esponenti della casa delle libertà - che questa provocazione indebolisca la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e mortifichi l'azione quotidiana di chi mette a rischio la propria vita per salvaguardare democrazia e libertà dei cittadini nel nostro Paese».