Sala ha preso i voti e ora molla gli islamici

Palazzo Marino ritira il contestato bando sui luoghi di culto Cinque anni di pasticci. I musulmani pensano al ricorso

Dopo 5 anni di annunci e polemiche, illusioni ed errori, il piano moschee viene archiviato. A una settimana esatta dal giuramento del sindaco, la nuova amministrazione guidata da Beppe Sala, come primo atto qualificante del mandato decide di «chiudere» (cioè ritirare) il bando per l'assegnazione di tre aree da destinare a luoghi di culto. E lo fa nonostante gli impegni assunti da Sala, che da candidato, a due settimane dal voto, aveva annunciato di volere una moschea «velocemente». A dire il vero anche la partecipazione della vice di Sala, Anna Scavuzzo, alla festa di fine Ramadan all'Arena civica (il 6 luglio) era stata interpretata come la possibile accelerazione di un percorso, lento e accidentato, verso i minareti milanesi. Poi la svolta: Palazzo Marino martedì ha annunciato che intende ritirare il bando con cui - fra mille incertezze - erano stati messi in palio tre terreni (in via Esterle, in via Sant'Elia e in via Marignano). Per giustificare una decisione clamorosa, che già sta suscitando delusione e reazioni presso le comunità islamiche, il Comune ha fatto riferimento alla legge regionale, la famosa «anti-moschee». Ma la legge è stata approvata ai primi del 2015, mentre le graduatorie sulle aree comunali sono successive.