Sala "poco laica": salta il convegno medico

Salta il congresso ostetrico nella sala congressi di Bergamo dedicata a Giovanni XXIII. Il motivo: "L’ispirazione cristiana del luogo contrasta con la laicità del sapere scientifico"

Bergamo - Esiste il Nobel della stupidità? Bisognerà che mi informi, perché se esiste so già chi lo vincerà a mani basse, almeno per due o tre edizioni consecutive. Questo cervello, che purtroppo la nostra burocrazia copre con l’anonimato, conferma a tanti anni di distanza una delle poche, ferree, incrollabili convinzioni scientifiche del vecchio Einstein: soltanto la stupidità umana riesce a dare un’idea compiuta dell’infinito.

Ecco, è proprio nel ramo scientifico che dobbiamo restare per apprezzare pienamente la profondità della scoperta. Il luogo è Bergamo. Qui, nel centro cittadino, la Curia ha allestito una stupenda sala congressi, intitolandola - e a chi, se no - a Papa Giovanni XXIII. Basta chiedere a qualunque bergamasco, la risposta sarà sempre la stessa: questa è la struttura più bella della città per ospitare convegni, feste, assemblee, spettacoli. Così, difatti, da anni avviene: premiazioni sportive, corsi di aggiornamento, convegni culturali, riunioni politiche, tutto quanto trova un’adeguata sede - location, come dicono fuori Bergamo - tra i legni pregiati e le vetrate artistiche della prestigiosa sala.

Nelle ultime ore, però, proprio questo punto nevralgico delle attività intellettuali cittadine è al centro di un eclatante caso nazionale. Un normalissimo congresso medico organizzato dall’Aogoi (Associazione ostetrici e ginecologi ospedalieri italiani), su un tema normalissimo come «Le emergenze in sala parto», s'è visto improvvisamente bocciato dal ministero della Salute. Motivazione (giuro, non me la sono inventata dopo due fiaschi di Barbera): «L’ispirazione cristiana del luogo contrasta con la laicità del sapere scientifico». Conseguenza pratica: per i medici che partecipano al corso non sono previsti «accrediti», cioè quella forma di punteggio annuale, legato all’aggiornamento, necessario per continuare la carriera.

Che dire: toccherà subito chiedere scusa a quei simpatici chierici della laicità che tolgono i crocefissi dalle scuole e dai tribunali, o a quelle solerti maestrine che in questo periodo ricominceranno puntualmente a vietare il presepe per non offendere i bambini musulmani. Costoro, in effetti, sono mossi da una presunta motivazione ideale. Dunque, non c’è gara: il Nobel della stupidità - se esiste, devo informarmi - va senza esitazioni al genio che ha bocciato il congresso medico di Bergamo, causa sede non abbastanza laica.

Questo tizio è un consulente d’alto bordo - solitamente, sono professori universitari - che il ministero ingaggia per valutare la serietà dei tanti corsi d’aggiornamento. Data la natura del delicato lavoro, il consulente resta sempre anonimo. Conta solo il suo giudizio. Ebbene: mai, nella storia unitaria d’Italia, era arrivata sul tavolo del ministero una simile bischerata. Per quante ne arrivino, mai così sublime. Tant’è vero che il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, cui fa capo anche la Salute, è saltato sulla sedia e s’è già preso la briga di sospendere la pratica. L’intera vicenda sarà rivista, prima che il ridicolo la sommerga.

I primi controlli stanno rendendo l’idea dell’impresa. Tanto per dire, nell’ordine. Primo: il centro congressi Papa Giovanni XXIII (Papa Buono, se ti riesce voltati dall’altra parte) risulta da anni tra i provider, cioè tra gli enti riconosciuti e accreditati dal ministero stesso, per la serietà delle sue attività. Secondo: il congresso che adesso non va più bene, perché ha una sede così poco laica, si è già svolto per quattro volte, negli ultimi quattro anni, dentro la stessa sala, senza che nessuno abbia manifestato scompensi fisici o psichici per l’ispirazione cristiana dei proprietari. Terzo, e più importante: questa sala così tenebrosa, che evidentemente il nostro candidato Nobel immagina più integralista e intollerante di un istituto taliban, ospita tranquillamente da anni le manifestazioni più varie e più profane, più libere e più laiche. Prima fra tutte «Bergamo scienza», la famosissima rassegna di livello mondiale in cui gli studiosi dibattono anche i temi più delicati, come bioetica, ricerca genetica, clonazioni, controllo delle nascite e quant’altro. Cioè qualcosa di indubbiamente più impegnativo, a livello etico e religioso, di tagli cesarei e parti gemellari.

Tutto questo, misteriosamente, sfugge al nostro Nobel. Ben protetto dall’anonimato, si dev’essere sentito molto fiero nel proteggere i ginecologi dalla temibilissima influenza del Papa Buono. Anche questa è Italia. La barcollante Italia che avrebbe molti problemi più seri, ma che ciclicamente deve fare i conti con i rigurgiti di questo laicismo peracottaro, imparato sui libri per corrispondenza, capacissimo di danni ingenti. Non resta altro da aggiungere. In attesa che Sacconi metta il suo consulente nelle condizioni di non nuocere più, conviene proiettarsi già sul prossimo congresso scientifico di ginecologia e ostetricia, ovviamente dentro la sala Papa Giovanni XXIII. Tema: «Perché la mamma degli idioti è sempre incinta?».