Sala: «So di essere una rivelazione»

Ho visto giocare un piccolo Genoa (paradossalmente presuntuoso e al tempo stesso rassegnato) contro un grande Milan e mi sono francamente preoccupato. Poi ho rivisto all'opera un sontuoso Milan contro un grande Valencia e ho cominciato a farmene una ragione. Poi ho rivisto in campo un Genoa più tonico e realista (le due punte e mezza progressivamente ridotte a mezza negli ultimi 25 minuti di partita) contro un modesto Catania e mi sono decisamente rinfrancato.
Ora c'è la sosta azzurra che favorirà Gasperini nel recupero di Bovo, Masiello e soprattutto Borriello, e contro il Livorno spero di vedere all'opera un Genoa infine degno delle speranze della sua larga tifoseria in fibrillazione. Con Borriello in campo, se Di Vaio stentasse ancora a ritrovare il passo giusto si potrebbe vantaggiosamente ovviare con Sculli, che al momento appare più reattivo.
Mi sento di dire insomma che sul disastrato prato del Massimino di Catania il Grifone ha esordito nel «proprio» campionato con la mentalità giusta di chi vuole arrivare al derby con la consapevolezza di poterselo giocare a pancia in dentro e petto in fuori.
D'altronde, quel Napoli lì che fa parlare e tacere nel giro di una settimana buscandole sonoramente in casa dal Cagliari e andando a massacrare l'Udinese a domicilio ci induce a prenderlo con le molle, questo funambolico campionato di serie A edizione straordinaria 2007/2008 che sulla carta presenta una prima banda (Inter, Milan, Roma, Juve, Palermo, Fiorentina, Lazio) molto più larga e agguerrita del solito. E a questo punto, proprio partendo dall'esibizione-monstre di quel fenomeno di Lavezzi a Udine, mi viene spontanea la digressione sull'indiscutibile fiuto calcistico di Preziosi e dei suoi più stretti collaboratori. Se pensate a un Genoa che in breve tempo ha avuto per le mani Behrami, Criscito, Nocerino, Makinwua, Milito e Lavezzi non vi viene voglia di sognare che d'ora in poi Preziosi possa e voglia continuare a scovare campioni da salvare senza l'obbligo di sacrificarli a breve giro di posta?
Cambio sponda e dico che ho visto giocare una grigia Sampdoria (ritmo blando e una trentina di passaggi banalmente sbagliati) contro un discreto Hajduk e mi sono abbastanza preoccupato. Poi ho rivisto giocare una ben più tosta e più attenta Sampdoria (solo una quindicina di passaggi banalmente sbagliati) contro una Lazio estremamente «fisica» (e con due giorni di «recupero» post Coppa in più) e dal tasso tecnico globalmente molto alto, e mi sento decisamente confortato.
Intanto Mirante si è dimostrato valido almeno quanto Castellazzi, e il trio difensivo (con il rigenerato Sala a solida tutela dei reattivi Campagnaro e Lucchini) offre notevoli garanzie pur in forzata assenza del fondamentale Accardi. Poi c'è un centrocampo che con Volpi e Palombo non teme confronti in fase di filtro e nei vari Maggio, Ziegler, Zenoni, Pieri, Delvecchio, Sammarco vanta atletismo e spirito di sacrificio tali che se appena migliora la loro globale condizione dei piedi Mazzarri è a cavallo. Davanti, infine, fatta salva la «certezza» Bellucci, non so quanto possa migliorare Caracciolo ma so quale svolta possano teoricamente imprimere al campionato della Sampdoria Montella e Cassano qualora riescano a riproporci anche solo il 70% del loro conosciuto potenziale.
Comunque, passin passetto la squadra di Mazzarri sta alzando il proprio livello tecnico-agonistico intanto che continua a centrare obiettivi mantenendo le terga impermeabili (un solo gol subìto in 5 partite ufficiali). Alla delicatissima trasferta di Napoli dopo la sosta azzurra affidiamo insomma il compito di fornirci una più esatta valutazione della realtà a disposizione del pragmatico Mazzarri in vista di un derby che s'annuncia al calor bianco.
Una sosta, questa imposta dal team di Donadoni obbligato a giocarsi la vita con la Francia, che farà bene al Genoa ma date le circostanze farà probabilmente anche più bene alla Sampdoria.