Salari, appiattimento verso il basso la laurea vale solo 120 euro in più

Studio Unioncamere: troppo poca la differenza di retribuzione lorda tra
un impiegato laureato e un lavoratore
non qualificato. La crescita del pil nel 2008 resterà ancorata allo 0,5%

Roma - La differenza di retribuzione lorda tra un impiegato diplomato o addirittura laureato e un lavoratore non qualificato con la licenza media è di circa 1.600 euro l’anno, poco più di 120 euro lordi al mese. Questo "appiattimento" verso il basso dei salari dei lavoratori italiani è il sintomo più evidente della scarsa attenzione al merito che caratterizza il mercato del lavoro nel nostro Paese. E' quanto emerge dal dal Rapporto Unioncamere 2008, l’analisi dello stato di salute del Paese presentato oggi in occasione della Giornata dell’Economia, giunta quest’anno alla sesta edizione e in svolgimento domani in tutte le 104 Camere di Commercio italiane.

Selezione darwiniana delle imprese Mentre la crescita del pil nel 2008 resterà ancorata allo 0,5% (con un preoccupante +0,1% nel Sud) e si fa più dura la selezione "darwiniana" delle imprese (oltre 390 mila le chiusure registrate nel 2007), giungono buone notizie dall’occupazione dipendente che crescerà quest’anno di oltre 100 mila (+1%). Restano al palo i grandi progetti di ammodernamento delle grandi reti infrastrutturali: la dotazione di infrastrutture al Sud è ancora pari all’80,4% della media nazionale e non mostra segnali di recupero.

Appiattimento del sistema retributivo "In un quadro di grande difficoltà - ha detto il presidente di Unioncamere, Andrea Mondello - l’Italia è chiamata a fare una scelta forte in favore della modernità e del merito". "I nostri dati - ha osservato Mondello - ci indicano un pericoloso appiattimento del livello retributivo che segnala un paese disattento al valore dello studio e delle competenze, che rischia di mortificare le migliori risorse su cui può contare per rilanciarsi. La bassa crescita che ci attendiamo per il 2008 mette a rischio la tenuta sociale del Paese. Questa situazione colpisce i più deboli. Voglio mettere un punto esclamativo sul problema delle crescenti difficoltà degli anziani e delle famiglie. In questo scenario, la maggiore speranza di crescita risiede nell’export e nelle buone performance delle nostre medie imprese e alle piccole che facendo rete ne seguono il modello. Con i loro successi degli ultimi anni stanno indicando la strada da seguire per sconfiggere le paure generate dalla globalizzazione: grande attenzione alla qualità, innovazione continua e personalizzata, conquista dei mercati attraverso il controllo delle filiere produttive più pregiate, capacità di attrarre le piccole imprese più dinamiche. Il calo della domanda mette in crisi soprattutto il settore dei servizi, mentre il Sud non si dimostra ancora sufficientemente competitivo e con una distanza dal Centro-Nord in termini di pil ferma al 1970".

Il nodo delle infrastrutture Secondo il vicepresidente di Unioncamere, Francesco Bettoni, la carenza del sistema infrastrutture è "al centro del rilancio del Paese": "Nonostante le risorse investite siano state in linea con quelle dei principali paesi europei, negli ultimi 15 anni la nostra posizione è peggiorata sensibilmente rispetto a Francia, Germania e Spagna sia sul fronte stradale, sia dell’alta velocità e dello sviluppo dell’intermodalità". "Ormai dobbiamo affrontare due ’questionì nazionali altrettanto gravi e distinte - ha concluso - al Sud come al Nord occorre dare spazio ad una visione di sistema per superare i localismi che hanno frenato in questi la modernizzazione infrastrutturale del Paese".