«Salari leggeri perché lo Stato fa la cresta»

Il numero uno della Confapi: «Avevamo proposto di detassare le ore straordinarie ma la mentalità sindacale blocca ogni flessibilità»

da Milano

Ha ragione Draghi? I salari italiani sono i più bassi? Ma allora gli imprenditori dovrebbero essere felici...
«Invece no. L’imprenditore è felice quando il lavoratore è felice» risponde Paolo Galassi, presidente della Confapi (la Confederazione della piccola e media impresa, 50mila aziende associate, 1,1 milioni di dipendenti, un fatturato stimabile intorno al 15% del Pil, 200 miliardi). «E poi sa, c’è un gran paradosso».
Cioè?
«Il costo del lavoro è uguale a quello di Francia e Germania. È la busta paga che in Italia è più leggera».
Che cosa vuol dire?
«Che le trattenute sono più alte. Lo Stato fa la cresta».
Come la cresta?
«Fa la cresta su tutti quelli che lavorano. La nostra è una Repubblica fondata sul lavoro, e allora lo si tassa. Non si vuole attenuare la pressione fiscale. Noi avevamo proposto...».
...di ridurre le tasse? Non sarebbe una novità.
«...avevamo proposto di detassare le ore straordinarie, cedendo la maggior parte del risparmio al lavoratore per invogliarlo».
Invece?
«Invece ogni introduzione di flessibilità suscita diffidenza: si scontra contro un blocco mentale».
Quale?
«È la solita mentalità sindacale. Si è stabilito che il lavoratore deve lavorare tot ore, e ogni ora in più è vista con sospetto. Si pensa ancora che lavorare di meno possa creare più occupazione, ma non è il modo giusto per rincorrere il mercato globale. E poi dobbiamo mantenere i fardelli del welfare, lo Stato del benessere. Così tutto ricade sulle categorie produttive, e la piccola e media industria è quella che paga di più».
Perchè?
«La grande industria elude. Le grandi industrie italiane ormai sono delle finanziarie. La stessa Fiat fabbrica tutto all’estero, in Italia fa solo dell’assemblaggio...».
E la piccola?
«Le microimprese, quelle che stanno a valle delle Pmi, stanno a galla ricorrendo alle partite Iva oppure, se hanno rapporto col pubblico, riescono a fare del nero. Noi no».
La vostra fascia è quella tra i 15 e i 500 dipendenti
«Appunto. È quella che non può farla franca. E sa cosa le dico?».
Che cosa?
«Che la prossima volta in piazza ci andremo insieme, imprenditori e lavoratori. Perchè noi e loro paghiamo le stesse inefficienze del sistema Italia. Burocrazia, tasse e infrastrutture».
Ma la pressione fiscale è in linea con quella degli altri Paesi europei.
«Questo è un trucco grande come una casa».
Un trucco?
«Sì. Dicono che la pressione è del 42-43%, pari alla media europea. Ma si continuano a togliere capitoli di spesa dal bilancio fiscale delle imprese, e questo fa aumentare proporzionalmente la pressione fiscale».
Ci faccia un esempio
«Se non scarico l’auto, i leasing, gli interessi, pago le tasse su valori più elevati. La pressione vera, mi creda, è tra il 62 e il 70%. E senza considerare quello che si paga a Comuni, Regioni, Province e alla burocrazia in generale».