IL SALARIO DI CHI CONTA

Governano l’economia globale e miliardi di persone. Ma a volte con la paga di un operaio

Prendete uno come Putin, pover’uomo. Porta a casa solo 4.250 euro netti al mese, più o meno quello che mette in tasca il direttore commerciale di un’azienda elettronica. Non che ci sputi sopra, sia chiaro, anzi. Ma è pur sempre un terzo di quello che guadagna per esempio un qualsiasi europarlamentare italiano, 12.007,03 euro, cifra che per inciso uno stesso deputato, ma lettone, mette insieme in un anno. E José Luis Zapatero? Non c’è malaccio. Come pressappoco il direttore ricerca e sviluppo di un’azienda metalmeccanica: 7.296 euro. Si stringe un po’ la cinghia ma alla fine del mese, grazie a dio, ci si arriva. In fondo è quasi il doppio del salario di Recep Tayyp Erdogan, 3.900 euro, che per trasformare la due Turchie, l’Occidentale e l’Orientale, in un Paese europeo ritira uno stipendio pari a quello del responsabile acquisti di un’azienda di abbigliamento e solo la miseria di 10 euro in meno del primo ministro ultra chic afghano Karzai. Certo si vola sempre alto, ma mai sopra le nuvole. Sotto invece ci sono Lula, il presidente operaio, che piglia 2.900 euro, meno di quanto guadagnano almeno 20mila funzionari pubblici brasiliani e il boliviano Evo Morales che con i suoi 667 euro dichiarati, ma non verificati, intasca meno di un operaio generico del nostro sud. Che ci volete fare, il carovita colpisce dappertutto, la busta paga è sempre più leggera e il Morales fa presto a finire sotto i tacchi...
Piatto ricco
Uno pensa, chissà allora Bush. Sbagliato. Bush è uno ricco di suo. Per questo si accontenta di 22.784 euro, qualcosina meno di Shinzo Abe che viaggia intorno ai 24mila tondi e qualcosina in più di Angela Merkel che con i suoi 21.262 euro mensili è pur sempre il premier meglio pagato d’Europa, tre volte Zapatero, otto volte lo slovacco Robert Fico. Passi le tue giornate a governare l’economia globale, i flussi migratori, le tensioni in Medio Oriente, la riconversione energetica, il terrorismo internazionale, e poi tutti e tre, Bush, Abe e la Merkel e buttiamoci dentro pure Tony Blair non portano a casa messi insieme in un mese quello che ha guadagnato la Hunziker in cinque giorni per presentare Cristicchi e Meneguzzi a Sanremo. Poi dicono che i potenti della Terra sono sempre nervosi e pronti a scatenare una guerra via l’altra. Direte, vabbe’, però hanno la casa. Mica sempre vero. Il premier lussemburghese e quello irlandese per esempio non possono contare su nessuna residenza ufficiale. E quello finlandese se vuole governare, l’alloggio se lo deve pagare di tasca sua. Il Quirinale invece fa le cose in grande: costa all’anno 217 milioni di euro. Quarantotto volte di più del budget che serve a far funzionare quello greco. Il pianto è solo una conseguenza.
Resa dei conti
A fare i conti in tasca a chi comanda ci hanno provato in tanti, dai francesi L’Express e Le Monde all’americano Forbes, numeri che non sempre coincidono ma comunque più o meno siamo lì. Si sa con certezza che gli irlandesi si trattano bene, il presidente della Repubblica Mary McAleese viaggia sui 22.832 euro mensili, il suo premier Bertie Ahern è a ruota con 20.558, e che la svizzera Micheline Calmy-Rey, 21.276, non ha di che lamentarsi visto che prende poco meno di Bush per governare un condominio infinitamente più piccolo. Pure il francese Dominique de Villepin non se la passa male: guadagna il triplo del suo superiore, Jacques Chirac, e il 25 per cento in più di Blair. Forse per questo ha fatto di tutto per segare la corsa presidenziale del suo collega rivale Nikolas Sarkozy. Va detto però che in Francia è il presidente a fissare il proprio stipendio, in genere poca roba, 6.714 euro, ma che Chirac, che è stato deputato, sindaco di Parigi, consigliere di Stato, può contare su quattro pensioni che in totale gli fruttano 13mila 549 euro. Sopravvivrà.
C’è chi dice no
Sulla via salario però c’è anche chi va contromano. Giusto Abe, il più pagato, ha deciso di rinunciare per tre mesi allo stipendio per autopunirsi, sapete come sono i giapponesi, dello scandalo che ha travolto il suo partito, il Liberaldemocratico, che negli ultimi sei anni pagava con denaro pubblico una claque compiacente per porre domande favorevoli al governo durante gli incontri pubblici con i ministri. Stessa cosa ha fatto il presidente kenyota Mwai Kibaki che ha rifiutato un aumento di 18mila dollari mensili assegnatogli dal Parlamento. Motivo: una strana vicenda di corruzione dai contorni ancora tutti da definire. Dovrà accontentarsi di 26mila dollari al mese in un Paese dove sei persone su dieci vivono con meno di un dollaro al giorno. Hanno voluto giocare al ribasso anche il presidente messicano Felipe Calderón, il 10 per cento in meno sulla busta, ed Evo Morales, il 60 per cento, che si è impegnato a destinare i soldi, compresi quelli tagliati a tutti i parlamentari boliviani, al miglioramento dell’istruzione e delle opere sanitarie. A Prodi e ai suoi ministri è stata la Finanziaria a segare lo stipendio del 30 per cento, ma con 18.553 euro al mese siamo tutti convinti che qualcosina il Professore riuscirà a mettere sotto il materasso. Diverso il caso di Putin. Nonostante la Federazione russa conceda al Cremlino 160 milioni di euro, lo zar s’è raddoppiato la paga d’ufficio. E Bush ha fatto lo stesso con qualche differenza però: nel 2004 ha dichiarato un imponibile di 524mila 141 euro e ha pagato 161mila 504 euro di Irpef. Oltre allo stipendio, gli americani, al contrario dei russi, conoscono del presidente tutte le fonti di reddito, fino all’ultimo cent. E sanno che guadagna cinque volte meno di un alto dirigente di corporation. Sta più attento alla spesa, esce di meno, salta qualche film al cinema. Meglio se di guerra.
Colpo di coda
Mica tutti vanno di sciambola. Il lettone Aigars Kalvitis si lamenta che con 3.108 euro non arriva alla fine del mese, gli ha risposto lo slovacco Robert Fico, allora cosa dovrei dire io che in Europa con 2.684 euro sono il meno Fico di tutti? Cosa dovrebbe dire invece, aggiungiamo noi, il premier dell’India Manmohan Singh che non va oltre i 650 euro al mese. Lui, a dire la verità, ha cercato di spiegare al Parlamento che insomma governa pur sempre un miliardo di persone, che un ritocchino ci vorrebbe, che non si può far figura coi vicini visto che lui, Singh, è il meno pagato premier del mondo, meno persino di quello che dichiara il numero uno del poverissimo Mali. Niente da fare. Quando si tratta di soldi fanno tutti gli indiani...