Salco, dal trench (mondiale) di Riva ai piumini chic

Dai trench maschili ai piumini «haute couture», in più di mezzo secolo Salco ne ha fatta di strada. Negli anni '50, dalla fabbrica di Empoli fondata da Ricciotti Salvadori uscivano centinaia di impermeabili da uomo. Trench sartoriali e indistruttibili, come quelli indossati ai Mondiali del ‘74 da Gianni Rivera, Gigi Riva e gli altri campioni della Nazionale. Ai tempi Empoli era considerata «la patria dell'impermeabile italiano» e Salco era il fiore all'occhiello del distretto toscano. Poi sono arrivati i capispalla da donna, i piumini, le collaborazioni con gli stilisti, l'espansione sui mercati internazionali. Ora l'azienda, controllata e diretta sempre dalla famiglia Salvadori che non ha mai smesso di ricercare nuove idee, avvia una nuova strategia di sviluppo. Obiettivi? «Crescere in Italia e all'estero. E conquistare il mercato del lusso attraverso piumini “couture” di altissima qualità», spiega il direttore generale Stefano Salvadori, nipote del fondatore dell'azienda. «Per questo abbiamo arruolato lo stilista Michele Cozzani D'Itria». Il risultato più tangibile del nuovo corso di questa storica etichetta è la collezione per il prossimo inverno: 50 pezzi declinati in tre linee («basic, fashion e luxury») e diversi pesi, tutti rigorosamente in piuma d'oca e tessuti tecnici superchic. «Dal poliestere giapponese con dettagli in pelliccia ai pellami toscani doc, fino al classico cosentino imbottito», il tutto impreziosito dettagli fashion ma anche hi-tech, linee sartoriali ma pratiche. Insomma tutto quello che vorreste da un piumino che non è il classico piumino. Intanto, mentre «la produzione è rimasta made in Toscana al cento per cento», l'azienda punta a rafforzare i mercati esteri, soprattutto in Russia, Usa e Giappone, da anni mercati di riferimento dell'azienda. La prima novità del brand è però targata Italia. A febbraio è stato inaugurato il nuovo showroom di via Montenapoleone a Milano: «Per noi l'Italia continua a essere un mercato importante. Anche se la capitale della moda è la piazza più difficile, perché è anche la più conservatrice...».