Saldi, affari in salita ma lo shopping «premia» il centro

Borghi: «Rispetto al 2004, le vendite sono aumentate del tre per cento. Bene griffe e plurimarca»

Daniela Uva

A poco più di una settimana dal via, i saldi cominciano a far sorridere i commercianti. Dopo mesi di crisi e consumi bassi, la voglia di shopping è tornata a farsi sentire e a spingere tanta gente a fare qualche acquisto. A testimoniarlo le vie del centro, prese d’assalto nel fine settimana.
«Le vendite stanno andando abbastanza bene - dice Renato Borghi, vice presidente dell’Unione del Commercio della provincia di Milano - fino a questo momento i negozianti hanno realizzato circa il tre per cento di affari in più rispetto allo scorso anno».
Un dato solo in apparenza poco significativo. Perché, se confrontato con il trend negativo di inizio stagione, non può che confortare gli addetti al settore. «Dopo mesi così difficili - continua il vice presidente - ci aspettavamo un recupero. Siamo soddisfatti perché non pensavamo di poter far meglio. Per ora ci accontentiamo di questa piccola ripresa».
La giornata preferita dagli amanti dell’affare di fine stagione è il sabato. È proprio in questo giorno della settimana, infatti, che si concentrano i maggiori acquisti. «Ad avere la meglio sono i negozi del centro - spiega Borghi - non soltanto le griffe, ma anche quelli plurimarca. I commercianti che lavorano in periferia soffrono molto di più la crisi dei consumi».
Gli affari realizzati in questi 60 giorni di saldi non basteranno però a compensare i mancati guadagni dei mesi scorsi. «Gli sconti sono troppo elevati - continua il vice presidente -. Il 40 per cento in meno rispetto al prezzo di cartellino non consente di realizzare dei veri e propri margini di guadagno. È sufficiente soltanto a garantire quella liquidità di cassa, fondamentale per acquistare merce nella stagione successiva».
A preoccupare i commercianti contribuisce anche il proliferare degli «Outlet», grandi spacci nei quali i prodotti di marca vengono venduti a prezzi di gran lunga inferiori rispetto a quanto avviene nei tradizionali negozi.
«La loro presenza rappresenta un grosso problema - ammette Borghi - perché ha un’influenza molto negativa sull’attività dei piccoli commercianti. Ciò che ci preoccupa è il vuoto normativo intorno a questo fenomeno. Gli “outlet” non sono centri commerciali e neanche spazi aziendali. È per questo che abbiamo chiesto alla Regione Lombardia di fare chiarezza sulla loro posizione. Per fortuna è entrata in vigore una norma che mette questi esercizi sullo stesso piano dei negozi tradizionali: da questo momento anche loro saranno obbligati a rispettare le regole relative agli orari e ai giorni di chiusura».
Intanto, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha attivato una casella di posta elettronica per segnalare truffe e raggiri: dpic @agcm.it.