Saldi: è ressa, ma la trappola è dietro l’angolo

Jacopo Granzotto

È cominciata la caccia al saldo, l’affare virtuale che fa bene alla coscienza, un po’meno al portafoglio. Puntuale alle 9 è iniziato l’esodo, l’inesorabile, sgomitante assalto ai negozi e ai centri commerciali condito di file e attese fuori, al freddo. Ieri 9 gradi la massima. Le mete? Dove regna l’insegna luminosa: centro, San Giovanni, Appio e le grandi isole commerciali periferiche dove le file per parcheggiare erano solo il primo scoglio. Alle 16 a via Condotti, sotto l’occhio vigile dell’arcigno pseudocenturione (l’unico a non concedere sconti con i suoi 5 euro a scatto) il fiume di gente raggiungeva livelli preoccupanti per la sicurezza generale. Anche se è presto per tirare somme, l’impressione è che la voglia di spendere, anche male, i propri soldi sia resistita al drastico calo del potere d’acquisto familiare.
«Ho comprato un cappotto, una sciarpa e un abito - dice in via del Corso una donna -, ho verificato prima il prezzo ma non so quanto ho risparmiato». Male, perché ricordano spesso le associazioni dei consumatori, bisognerebbe aver preventivemente controllato il prezzo all’origine, cioè prima di Natale. «Ho preso una sciarpa di seta a 40 euro che costava prima 85» dice invece Carmen in fila a via Condotti davanti a Dolce&Gabbana disposta a sfidare il freddo pur di fare buoni acquisti. Più oculate tre donne cariche di maglie in fila da «Zara» in Galleria Colonna, pardon Sordi. «Le grandi catene fanno saldi reali ma non sono organizzate per far fronte alla gente. Sono in fila da un’ora...». Nonostante tutto c’è però qualche commerciante che si lamenta. Come Francesco Prete, direttore di Frette, che si sente «penalizzato dal ritardo con cui sono iniziati i saldi. Tanta gente ormai va a comprare in altre città».
All’uscita dalla Rinascente di largo Chigi una signora spiega sorridente l’acquisto: «Ho comprato un pigiama a 59 euro anziché 95. E, visto che possiedo la Fidelity Card, mi hanno anche praticato uno sconto aggiuntivo del 10%. Ho comunque verificato il prezzo prima di Natale. Non siamo più fessi come una volta».
Sono invece disposte a tutto le ragazzine in fila davanti ad «Accessorize» a via del Corso, dove una commessa fa entrare a scaglioni. «Non ci interessa un capo in particolare, ma vogliamo curiosare tra le magliette scontate del 30%». Stessa folla in via Belsiana, via Della Vite e via Borgognona. «Sto accompagnando mia cugina nello shopping - dice una ragazza in via Frattina -. Ho preso da Campanile un paio di stivali senza verificare il prezzo. Al di là degli sconti, vince il bisogno».
Puntuale con l’arrivo dei saldi arriva l’allarme del Codacons sulla scarsa qualità dei capi di abbigliamento. «Troviamo in questi giorni in commercio - afferma il presidente Carlo Rienzi - molti capi di abbigliamento prodotti in Cina, di scarsa qualità, venduti con etichette di griffe famose. Invitiamo i consumatori a fare molta attenzione».
Sempre secondo Codacons i saldi invernali saranno un flop. «La spesa a famiglia per i saldi - conclude Rienzi - dovrebbe attestarsi sui 140 euro, ma solo il 50% dei consumatori romani potrà permettersi di usufruire degli sconti». Già, perché la gran parte dei prodotti scontati non sarà accessibile alle famiglie medie, vicino al prosciugamento del proprio potere d’acquisto.