Saldi, vendite giù nel 60% dei negozi d'Italia

Le prime due settimane di saldi
lasciano l’amaro in bocca a oltre la metà dei commercianti. A dirsi soddisfatto delle vendite è
poco meno del 10%, mentre il 57,8% dei negozianti ha
rilevato una flessione rispetto ai saldi estivi dello scorso
anno

Roma - Le prime due settimane di saldi lasciano l’amaro in bocca a oltre la metà dei commercianti, perchè rispetto all’anno scorso le vendite sono diminuite in quasi sei negozi su dieci. A dirsi soddisfatto delle vendite è infatti poco meno del 10%, mentre il 57,8% dei negozianti ha rilevato una flessione rispetto ai saldi estivi dello scorso anno. È quanto emerge da un’indagine di Confcommercio, che ’fotografà l’andamento dei saldi analizzando anche l’opinione dei consumatori e dei commercianti.

L'indagine di Confcommercio L’indagine, realizzata in collaborazione con Format, rileva anche che quasi il 60% dei consumatori ha già acquistato o sta per fare acquisti approfittando dei prezzi scontati, che i consumatori sono più attenti alla qualità che al prezzo e che l’identikit del ’saldistà perfetto è un maschio con meno di 45 anni, single, lavoratore e residente nei centri di ridotte dimensioni del Nord-Est e del Mezzogiorno. In base alla valutazione dei commercianti, emerge che complessivamente il 57,8% ha visto un calo degli acquisti da parte dei consumatori rispetto ai saldi estivi del 2007: per la maggior parte (49,3%) si è trattato di un decremento "leggero", mentre l’8,5% ha notato un calo "significativo". Vendite stabili, invece, per il 32,8% dei negozianti. Affari in aumento solo per il 9,5% dei commercianti (’incremento leggerò per il 6,5% e ’significativò appena per il 3%).

Bene solo le catene di negozi "Appare evidente un leggero calo delle vendite rilevato dai commercianti nel corso dell’attuale periodo dei saldi rispetto allo scorso anno", sintetizza l’indagine, evidenziando che a lamentare il calo delle vendite sono soprattutto i commercianti di piccole e medie dimensioni (fino a tre vetrine su strada), e gli operatori delle regioni del Centro e del Sud Italia. Mentre gli esercizi di dimensioni maggiori e quelli nel Nord-Ovest, invece, "sembrerebbero avere avvertito meno degli altri il calo delle vendite". Per quanto riguarda i commercianti, inoltre, l’indagine rileva che oltre i due terzi del campione (68%) attribuisce molta importanza al periodo dei saldi in termini di fatturato e che per un commerciante su due (51,5%) la giusta percentuale di un capo a saldo oscilla tra il 30 e il 40% di sconto. Per quanto riguarda i consumatori, invece, l’indagine rileva che il 55,7% di loro ha già acquistato o sta per fare acquisti approfittando delle vendite in saldo.

L'identikit del consumatore L’identikit del consumatore maggiormente propenso ad andar per saldi è maschio, sotto i 45 anni, single, lavoratore e residente nei centri di ridotte dimensioni del Nord-Est e del Mezzogiorno. Tra i prodotti in saldo si acquistano soprattutto capi di abbigliamento (comperati dal 95,5% dei consumatori) e calzature (70%), seguiti da biancheria per la casa (57%), articoli sportivi (55,4%), accessori (46%), biancheria intima (45%), pelletteria e articoli di valigeria (31,7%). La maggior parte di chi attende con ansia i saldi, pensa ad acquistare qualunque prodotto (il 51,2%), più che a dare l’assalto alla merce «griffatà» (48,8%).

Il budget stanziato Per quanto riguarda il budget stanziato o che si intende stanziare per fare acquisti, il 50% è orientato a spendere fino a un massimo di 200 euro, mentre solo l’11% spenderà oltre 300 euro. Nella scelta tra prezzo e qualità, l’83% dei consumatori è più attento a quest’ultima: comunque, più dell’80% degli intervistati giudica molto o abbastanza buona la qualità dei prodotti in saldo. L’indagine rileva infine che ad una eventuale liberalizzazione dei saldi sono favorevoli il 77% dei consumatori, ma appena il 39% dei commercianti: il 44% dei negozianti ritiene infatti che la liberalizzazione non porterebbe alcun beneficio in termini di aumento dei consumi e delle vendite.