Sale il fabbisogno, conti in profondo rosso

da Milano

Ormai è profondo rosso. Anche il bilancio del fabbisogno segna il ribasso: otto miliardi e mezzo, euro più euro meno. A gennaio i conti segnalavano un avanzo di circa 300 milioni poi risucchiati nel primo bimestre dell’anno da un saldo di nove miliardi. Le entrate fiscali insomma, pur non frenando la loro corsa, confortata da un 7,9% delle entrate nei primi due mesi, vengono controbilanciate dalle maggiori spese, spinte dai costi una tantum del rinnovo del contratto della scuola e dall’aumento dei tassi di interesse che rendono ancora più gravoso il debito pubblico. In questo modo i conti dello Stato finiscono per peggiorare e il confronto con il 2007 mette in luce in maniera ancora più evidente questo dato. A febbraio di un anno fa il saldo negativo era di 6.568 milioni di euro e, per trovare un analogo «rosso», bisogna retrocedere al 2006 (il disavanzo era di 9,5 miliardi) o del 2005 (8,6 miliardi), due annate che si sono concluse con un deficit pubblico superiore al 3%.
Come detto, sui conti del primo bimestre hanno avuto un effetto positivo gli incassi fiscali che hanno fatto segnare il 7,9% in più dell’anno precedente in cui era stata comunque messa a segno un’importante crescita del gettito fiscale. Le imposte erano aumentate a 19,8 miliardi, contro i 18,7 miliardi dello stesso bimestre del 2007. «Il tasso di crescita delle entrate di febbraio conferma un fenomeno in atto dalla seconda metà del 2006 - ha spiegato il ministero dell’Economia diretto da Tommaso Padoa-Schioppa -. Da quella data le entrate crescono in misura considerevole e con quantitativi più elevati rispetto all’andamento del Pil nominale. Questa tendenza testimonia una perdurante elevata elasticità delle entrate rispetto al Pil». In pratica i contribuenti che prima celavano parte del reddito ora tornano a versare il dovuto.