Sale l'affluenza a Milano e Torino Il Cav è ottimista: Letizia ce la fa

Seggi aperti fino alle 15 per le elezioni amministrative. L'affluenza alle urne alle 22 di ieri sera: 51,9% (Comunali), 40,96% (Provinciali). Il presidente del Consiglio mantiene il silenzio elettorale, ma ai suoi dopo il voto confida: questa
città guarda al futuro, non andrà mai agli amici dei centri sociali e
dei violenti

Milano - Stringe la mano a scrutatori e scrutatrici. «Come? No, non uso più il cellulare per eccesso di controlli». Il presidente del seggio ha appena chiesto a Silvio Berlusconi di lasciare il telefonino prima di entrare nella cabina. Lui non si lascia scappare l’occasione e, infatti, subito il video impazza su internet. Alla vigilia di una nuova mattinata da passare al Palazzo di giustizia, e sarà la quinta, dove oggi assisterà a un’altra udienza del processo Mills per l’audizione di Flavio Briatore e Marina Mahler, la nipote del compositore austriaco. Ad aspettarlo i militanti, come ieri davanti al seggio della scuola media Dante Alighieri di via Scrosati, quartiere Lorenteggio. Quello di mamma Rosa, della sorella Maria Antonietta e della casa di famiglia dove il premier continua a volere votare anche dopo la scomparsa di entrambe.

Appuntamento a mezzogiorno, tanti applausi e un solo «buffone» gridato da una donna all’uscita. Timido e ignorato da tutti, compreso l’attentissimo servizio d’ordine. C’è anche un «presidente, si ricordi dei lavoratori e degli operai, con queste buste paga non arriviamo a fine mese». Quartiere popolare, il Lorenteggio, abituato però da sempre a convivere con l’illustre ospite. E allora anche il rappresentante di lista del partito della Rifondazione comunista lo ignora e si limita ad avvicinare gli anziani per raccattare qualche voto. Berlusconi, invece, è assolutamente ligio al bavaglio. Nessuna esternazione in pubblico. Fuori dal seggio c’è anche Sara Giudice, l’ex consigliera di zona del Pdl passata ai «futuristi» di Gianfranco Fini dopo aver organizzato una raccolta di firme contro Nicole Minetti. I due non si incontrano nemmeno.

«Presidente si ricorda la prima volta? Se la ricorda? Non dico per chi ha votato...», gli grida un giornalista. «La prima volta? E chi se la ricorda. Auguri, auguri a tutti». E magari pensa a Letizia Moratti. Che di quegli auguri ha davvero bisogno. Forse meno di lui che, dopo essersi presentato coraggiosamente come primo della lista del Pdl per il Consiglio comunale a Milano, secondo i sondaggi raccoglierà la solita messe di preferenze. Nonostante un budget dimezzato rispetto a cinque anni fa e i gufi della sinistra che lo vogliono in declino. Chi gli ha parlato lo descrive «molto carico e di ottimo umore», anche perché nonostante il sole il dato dell’affluenza è in aumento rispetto a quando cinque anni fa la Moratti sfiorò il 52 per cento. Battendo già al primo turno il candidato del centrosinistra, l’ex prefetto Bruno Ferrante. E questo è l’obiettivo anche questa volta. «Noi - spiega un big del Pdl - abbiamo fatto tutto il possibile. Poi, in una città grande come Milano, a fare la differenza è il sindaco. E la Moratti ha avuto cinque anni per convincere i milanesi». Come a dire che, dovesse perdere, dovrà fare almeno un esame di coscienza. Ma il capogruppo del Pdl in Comune Giulio Gallera, ricandidato e in corsa per un posto da assessore, è sicuro che «alla fine, magari al secondo turno, i voti del centrodestra saranno quelli del secondo mandato Albertini, il 62 per cento». Perché sono in molti a pensare che in caso di ballottaggio né quelli di Futuro e libertà, né quelli dell’Udc se la sentiranno di votare l’avvocato ultrarosso Giuliano Pisapia.

Come ha ripetuto ieri Berlusconi incontrando fuori dal seggio il sottosegretario e coordinatore regionale Mario Mantovani, l’europarlamentare Licia Ronzulli e alcuni sindaci dell’hinterland («voi siete le antenne della nostra democrazia»). «Non è pensabile - ha detto loro il premier - che una città come Milano possa non essere governata da noi. È una città che deve guardare avanti e non può guardare al passato». Poi torna sulle polemiche. «Noi siamo l’unica forza moderata, come possono i moderati dare un voto a questa sinistra radicale, ai Vendola e ai Pisapia fiancheggiati dai centri sociali e dai violenti che hanno una visione della città e del Paese contraria allo sviluppo?». E, di fronte ad alcuni ragazzi del liceo, arrivano le barzellette. Le solite donnine e poi il tiranno. «C’era un tempo in cui ce n’era uno che aveva i giornali, le televisioni, le squadre di calcio e il conflitto di interessi. Un bambino chiede “e adesso?”. Adesso c’è ancora».