«Sale il rischio terrorismo con gli sbarchi clandestini»

Il ministro Pisanu: «Dietro gli ingressi illegali ci sono organizzazioni che lucrano e aiutano anche possibili attentatori. Ma senza immigrati Pil europeo più basso»

da Roma

Tra gli immigrati clandestini che arrivano in Italia si possono nascondere dei terroristi. Il pericolo è reale, secondo il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu. È lui a lanciare l’allarme in un convegno sull’immigrazione a Palermo, sottolineando che sono in aumento gli sbarchi di extracomunitari, soprattutto provenienti dal Maghreb. Anche il procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, avverte: «Bande come quelle dei nordafricani arrestati nel Napoletano con 500 permessi di soggiorno falsi possono ben dare supporto ai terroristi».
Due voci autorevoli e l’avvertimento si fa più preoccupante. «Il rischio - spiega Pisanu - che con i flussi di immigrati clandestini arrivino dei terroristi c’è. Dobbiamo considerare che l’immigrazione clandestina è dominata da organizzazioni criminali che lucrano spietatamente sui migranti. E costoro ovviamente sono disposti a tutto, anche ad assistere terroristi. Tuttavia va anche ricordato che senza immigrati l’Europa avrebbe perso in dieci anni il 2 per cento del Pil».
Grasso, intervenendo al convegno «L’immigrazione clandestina, problematiche e interventi» organizzato dal centro studi «Cesare Terranova», dice che gli immigrati scelgono le proprie mete finali in base al «vento politico». «Abbiamo intercettato - afferma il magistrato - telefonate in cui alcuni residenti immigrati davano indicazioni a clandestini che stavano per giungere di non rimanere in Italia perché l’aria non era più buona. Così come le voci di sanatorie che riguardano gli extracomunitari fanno aumentare il numero di immigrati che sosta nel nostro Paese».
Il ministro Pisanu, nel suo intervento, mette in guardia più volte dalla minaccia di un collegamento tra immigrati clandestini e terrorismo. Un rapporto, spiega, che può essere duplice. Da un lato, le grandi organizzazioni terroristiche internazionali, Al Qaida in testa, possono finanziarsi anche con il traffico di clandestini che produce un fatturato ingentissimo. Dall’altro (ed è il rischio più concreto) è possibile che tra le file dei «disperati» che raggiungono con le cosiddette «carrette del mare» le coste siciliane, si infiltrino terroristi.
Non è invece d’accordo il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, intervenuto allo stesso convegno. «Non bisogna cedere - sostiene il magistrato, in prima linea nelle inchieste sulle cellule estremiste islamiche presenti in Italia - al binomio immigrati clandestini-terroristi. Tra i clandestini non vi sono terroristi: io ricordo solo due casi di persone entrate clandestinamente, e che poi si è scoperto essere legate a gruppi integralisti».
A preoccupare, comunque, forze dell’ordine e intelligence sono le nuove rotte dei flussi dei clandestini provenienti dal Nord Africa verso l’Italia. Innanzitutto, c’è stato un netto aumento: nel 2005 gli arrivi sono stati 22.824, contro i 13.594 del 2004. C’è poi da considerare che la rotta che parte dal Marocco per arrivare in Spagna è stata bloccata con l’inasprimento delle misure di controllo per le vicende di Ceuta e Melilla, le enclave spagnole in territorio marocchino. Ciò ha determinato un parziale riorientamento dei flussi migratori, incanalando lungo la direttrice libica, e quindi verso l’Italia, anche una parte di clandestini provenienti dal Marocco.
E proprio dal Maghreb, notano i servizi segreti nella loro ultima relazione al Parlamento, provengono elementi presenti in Italia «variamente riconducibili a gruppi di ispirazione qaidista». L’attenzione sull’identità dei clandestini che sbarcano in Sicilia è quindi molto alta.
Secondo Grasso il collegamento tra criminalità e immigrazione clandestina «si evince da numerose operazioni delle forze dell’ordine». Il procuratore antimafia ricorda le alleanze tra criminali italiani e bande di stranieri come «quelle tra italiani e romeni, camorristi e cinesi, albanesi e criminali calabresi». Per lui «l’immigrazione è ormai un fenomeno transnazionale che va affrontato con altri Paesi e non da soli. Anche se tornerebbe utile riqualificare la Direzione nazionale antimafia in direzione contro la criminalità in modo che si occupi non solo delle mafie ma anche di terrorismo, traffico di essere umani e droga».