«Salerno, ecco le talpe della Procura nell’inchiesta sui Ds»

L’accusa al Csm del magistrato che indaga sugli illeciti alle varianti urbanistiche: «Ho subìto pressioni e intrusioni nel mio computer»

Gian Marco Chiocci

nostro inviato a Salerno

Talpe alla procura di Salerno, ecco i nomi. Li fa al Csm il pubblico ministero Gabriella Nuzzi che per tre volte ha chiesto l'arresto (sempre respinto dal gip) sia del deputato Vincenzo De Luca che del sindaco Mario De Biase, entrambi Ds: a detta della toga che indaga sulle irregolarità alle «varianti» urbanistiche, le gole profonde sono l'aggiunto Michelangelo Russo, oggetto di specifico procedimento a palazzo dei Marescialli e per il quale il ministro Castelli ha già richiesto il trasferimento d'ufficio, e il collega Luciano Santoro, nel frattempo passato a presiedere il tribunale di Sala Consilina. Su fatti specifici, ora l'uno ora l'altro, Russo e Santoro vengono ripetutamente citati dal pm Nuzzi rispetto al giallo degli accessi non autorizzati ai computer della procura, alle violazioni del segreto d'ufficio in favore degli indagati, alle pressioni esercitate sulla stessa e su altri colleghi per sapere lo stato di alcuni procedimenti delicatissimi. Un atto d'accusa violento sullo sfondo di una guerra antica che in precedenza aveva visto proprio Russo e Santoro scagliarsi contro il procuratore capo, Luigi Apicella, accusato d'immobilismo nonché d'aver favorito il fratello in un procedimento penale, accuse poi cadute al Csm e presso la procura napoletana. Da accusatori ad accusati, dunque. I veleni giudiziari si accavallano ai veleni politici, visto che proprio l'onorevole De Luca ha scatenato la curiosità di magistrati e opposizione dimostrando di conoscere lo stato d'inchieste coperte dal segreto.
Di fronte alla prima commissione del Csm il pm Nuzzi racconta il suo inferno quotidiano. «Da due anni vivo situazioni di estremo disagio dovute a una serie di difficoltà che ho incontrato occupandomi di reati contro la pubblica amministrazione a Salerno». Già, Salerno. Una città dove «un sistema di potere occulto e illecito - osserva la pm - condiziona gravemente la pubblica amministrazione che tende a orientare e favorire interessi privati di soggetti che a essa sono a vario titolo collegati». Il riferimento è ai problemi scaturiti dalle sue inchieste sul Prg che coinvolgono De Luca, De Biase e molti altri, fra cui - si scoprirà poi - un parente di Russo. «In una riunione, i due procuratori aggiunti hanno addirittura parlato del fatto che io in questo modo volevo ricattare l'amministrazione comunale!». La Nuzzi trasecola. Spiega d'avere subito ingerenze pesanti «inizialmente da parte del dottor Santoro e in secondo luogo da Russo», specie quest'ultimo che avrebbe cercato di scipparle un'inchiesta aprendone una in parallelo su denuncia del sindaco. Parla dell'ostruzionismo di Russo nel consegnare un fascicolo nonché delle contumelie ricevute telefonicamente da Santoro: «Il 19 dicembre 2003 mi rivolge una serie di insulti assolutamente gratuiti, diceva che trattavo fascicoli delicati solo per andare sui giornali, per far carriera con la complicità di Apicella».
In contemporanea agli attacchi, continua la Nuzzi, il collega Filippo Spiezia la chiama e gli riferisce dei reiterati tentativi di Russo di perorare la causa di alcune persone che, lui non lo sa, risultano indagate nell'inchiesta della Nuzzi: «Lo ricordo bene perché era il giorno del mio compleanno, era molto imbarazzato dalle sollecitazioni di Russo a incontrare queste persone». Dalle intercettazioni, poi, la pm si accorge che molti indagati sanno troppi dettagli dell'inchiesta, che un'avvocatessa vicina a Russo si dà troppo da fare, che lo stesso Russo partecipa alla stesura di alcuni documenti difensivi. Vista l'aria, la Nuzzi insieme al procuratore capo decide di mettere un blocco al sistema Registro generale delle notizie di reato (Rege). Ma una mattina il responsabile dell'Ufficio computer confessa al procuratore capo che Santoro «gli aveva chiesto verbalmente di sapere i dati del procedimento, cioè gli indagati e le imputazioni. E che Russo, presente nella stanza, gli aveva suggerito quale era il procedimento in questione, ovvero il mio. Apicella era sconvolto da questa cosa (...). Così ho chiesto al responsabile del Rege di farmi una stampata degli accessi e scopro che ogni qual volta la mia segretaria inseriva dati, c'era qualcuno che attivava il quadro ricerche che consente la stampa dei tabulati e la conoscenza di quello che c'è». Da un lato gli indagati-intercettati che sanno tutto dell'inchiesta, dall'altro magistrati che si danno da fare per sapere lo stato dell'arte. La Nuzzi non sa come uscirne. Un giorno accade che il pc resta sbloccato col risultato che si conteranno «ben 51 accessi alle ore 15.42, praticamente viene fatto uno screening di tutti gli indagati, dal primo all'ultimo».
L'autore di un simile colpo al Rege risulta un'impiegata, che quel giorno però non era in ufficio. «Qualcuno aveva utilizzato la sua password e la sua postazione». Altri accessi forzati, rivela sempre la Nuzzi, sarebbero riconducibili al personale di segreteria di Russo e di Santoro. Come se non bastasse la pm si accorge dai tabulati telefonici di un indagato a conoscenza di «informazioni precise coperte dal segreto» che fra le utenze contattate dal suo cellulare ve ne erano due a sorpresa: quella di Russo e il centralino della procura.