Salerno, il ribelle della Quercia costringe l’Unione al ballottaggio

Massimo Malpica

da Roma

La destra che ignora il proprio candidato e vota a sinistra. La sinistra che di candidati invece ne ha due, ma entrambi «orfani» del partito simbolo della coalizione, i Ds, in realtà dolorosamente spezzati nell’appoggio a due candidati diversi, e strategicamente assenti, come simbolo, dalla partita. Un ex sindaco ed ex comunista che fa l’occhiolino alla destra, un candidato «ufficiale» dei progressisti quasi silurato dal voto disgiunto. E su tutto, alla fine, il risultato delle elezioni disegna equilibri politici diametralmente opposti a quelli usciti dalle urne il 9 e 10 aprile: la Cdl che aveva la maggioranza scende sotto il 20 per cento, le sinistre l’un contro l’altra armata sfiorano l’80 per cento. E le amministrative a Salerno sembrano quasi un gioco di (scarso) prestigio. Si decideranno al ballottaggio tra Alfonso Andria, candidato «ufficiale» dell’Unione, e l’«autocandidato» di sinistra Vincenzo De Luca.
Protagonista principe è proprio quest’ultimo, già sette anni da primo cittadino dietro le spalle sotto le insegne dei Ds. Invischiato in seccanti storie giudiziarie, con tanto di richieste d’arresto (respinte) per «discusse» questioni di prg, De Luca è stato «scaricato» dalla Quercia campana che fa riferimento al presidente della Regione, Antonio Bassolino, e da quasi tutta la coalizione di centrosinistra, a livello locale e nazionale. Ma non ha desistito. Ha raccolto intorno a sé i ds salernitani a lui fedeli e si è presentato spalleggiato da due liste: «Progressisti per Salerno» e «Salerno dei giovani». Ma la Quercia è assente anche nel cartello dell’«Unione» che ha appoggiato l’europarlamentare Alfonso Andria. Il simbolo ds è stato semplicemente tolto dai giochi, e i «bassoliniani» hanno scelto di correre con il nome involontariamente ironico di «uniti per Salerno». Tra i due litiganti il terzo che non ha goduto è il candidato della Cdl, Antonio Marotta, Udc.
Il centrodestra in aprile aveva vinto le politiche con il 53 per cento, ma il centrista designato per la poltrona di primo cittadino non è arrivato al 20 per cento, fermandosi al 18,9. Non lo ha votato la destra, che avrebbe appoggiato il «decisionista» De Luca, non lo hanno votato nemmeno tutti i moderati, che pare abbiamo preferito investire su Andria. Niente di nuovo. Qui la Cdl nel ’96 fece l’en plein di deputati, e 7 mesi dopo De Luca finì al Comune col 71 per cento dei consensi. Stavolta si è fermato al 42,3 per cento, ben 11 punti sopra il 31 per cento conquistato dai «suoi» partiti, mentre il voto disgiunto ha penalizzato Andria, fermo al 37,1 contro il 47,2 conquistato dall’Unione. Nel totoballottaggio Andria pare favorito: la Cdl, dopo aver fatto harakiri anche stavolta, sarà decisiva solo nel duello tutto a sinistra.