Salgono le quotazioni di Marini in caso di «ko» del Professore

da Roma

Ad Assisi va in scena l’ultima fiammata dell’orgoglio popolare. E il protagonista di questa comunità in via di volontario disfacimento ancora una volta si conferma lui: Franco Marini, il presidente del Senato il cui nome, periodicamente torna alla ribalta come possibile soluzione istituzionale, come riserva della Repubblica da utilizzare nel caso in cui Romano Prodi finisca per incagliarsi definitivamente nelle secche e nelle contraddizioni della sua variegata maggioranza. Negli ultimi giorni poi, all’ ex sindacalista è stata appiccicata anche un’altra etichetta: quella di grande cospiratore. Un ruolo che, in qualche modo, è figlio di sospetti lontani, quelli del ’98 quando la congiura di Palazzo che portò alla caduta del primo governo Prodi venne attribuita alle menti di D’Alema e Marini, con Bertinotti nella veste di braccio. E anche questa volta qualcuno ha visto una regia occulta della presidenza del Senato e della Farnesina dietro la candidatura di Walter Veltroni alla leadership del Pd. Voci, sussurri e pensieri respinti in ogni occasione utile dal numero uno di Palazzo Madama.
Marini, di fronte al suo pubblico, non deve certo sperimentare un clima di veleni. Al momento del suo arrivo al seminario degli ex popolari, scatta, infatti, una vera e propria ovazione. Un trattamento riservato anche a Veltroni che qui gioca quasi in casa vista la scelta in suo favore compiuta dagli ex Popolari, decisi nel puntare sul ticket composto dal sindaco di Roma e da Dario Franceschini. Un entusiasmo nutrito anche dai «passaggi strategici» dedicati da Veltroni al patrono d’Italia, San Francesco, ma anche ai riconoscimenti da lui dispensati a due grandi statisti democristiani: Alcide De Gasperi e Aldo Moro. Scelte che fanno scattare, una volta di più, la benedizione di Marini per il candidato proveniente dall’esperienza diessina e comunista.
«Il nostro mondo c’è e mi pare proprio convinto da questa scelta» dice il presidente del Senato, dopo aver sentito l’intervento di Veltroni. «Vorrei ringraziare - dice Marini - i più giovani di me che stanno lavorando a questo progetto. Il clima è cresciuto e c’è il rifiuto della polemica astratta e la voglia di sentire parole di costruzione di una linea e di una identità nuova che ci veda uniti». Da un altro fronte cattolico, quello dell’Udc, arrivano però parole dure per la mutazione genetica a cui gli ex Dc si stanno sottoponendo. «I reduci dei Popolari cercano giustificazioni per scrivere l’ultima pagina della storia dei cattolici popolari» dice Maurizio Ronconi. «È stata scelta Assisi per il “de profundis“ del movimento dei cattolici dossettiani che con una originale Sindrome di Stoccolma si consegnano mani e piedi agli ex comunisti».