Salirà il deficit. E tanti saluti al risanamento

da Roma

A voler sdrammatizzare la solennità che accompagna ogni legge finanziaria, quella votata in via definitiva dal Senato potrebbe essere considerata una manovra «alla Crozza»: cioè, del «ma anche». C’è l’eliminazione dell’Ici sulla prima casa per 38 proprietari su cento, «ma anche» l’abbattimento dell’Iva sulla compravendita di muli e bardotti. C’è l’introduzione della class action, «ma anche» il finanziamento di un velodromo dalle parti di Treviso per un Campionato del mondo di ciclismo su pista che non è stato nemmeno aggiudicato. E l’elenco potrebbe continuare all’infinito.
Quel che manca, però, è il risanamento. Tant’è che senza manovra, il deficit pubblico del 2008 si sarebbe fermato all’1,8%, mentre ora salirà al 2,2%. Con il rischio che possa crescere anche di più, considerato il previsto rallentamento del ciclo economico. Il ministero dell’Economia, lato Finanze, ha diffuso schede di lettura della Finanziaria dalle quali emerge che il 62% del maggior gettito del 2007 è stato determinato dalla crescita del Pil. Livello che difficilmente potrà essere conservato il prossimo anno. Non foss’altro perché ormai anche al ministero dell’Economia stanno elaborando proiezioni di finanza pubblica immaginando per il 2008 un Pil in crescita dell’1%: cioè, circa la metà della dinamica di quest’anno.
Ed è per queste ragioni che la Finanziaria (e i provvedimenti collegati: decreto legge sul secondo tesoretto e disegno di legge sul welfare) si muove in direzione contraria al patto di Stabilità europeo. Utilizza il maggior gettito tributario (25,5 miliardi di euro, l’1,7% del Pil) per finanziare spese correnti, invece di ridurre in modo accentuato il deficit: come richiesto da Bruxelles per rispettare gli impegni, soprattutto in presenza di un alto debito pubblico.
Non solo. Con il provvedimento sul welfare annulla anche la riduzione strutturale della spesa introdotta dal precedente governo con la Riforma Tremonti-Maroni sulle pensioni. L’eliminazione dello scalone interessa circa 200mila persone. Ma i costi di questa eliminazione, 7,5 miliardi, verranno scaricati sulla fiscalità generale dei prossimi dieci anni. Con ipoteche del genere sarà assai difficile poter confermare l’impegno a ridurre il prelievo fiscale sui lavoratori dipendenti, come previsto ai commi iniziali del primo articolo della Finanziaria.
Per due motivi. Il primo: con il previsto peggioramento del ciclo economico, è improbabile che possano realmente manifestarsi nuovi «tesoretti» tributari. Il secondo: eventuali maggiori entrate, vista la crescita della spesa corrente (dall’approvazione in consiglio dei ministri, al varo, la manovra è cresciuta del 50%, da 11 a 16 miliardi), saranno destinate alla riduzione del deficit.
Una manovra «alla Crozza». Un’ipoteca sul futuro: dei conti pubblici e delle famiglie italiane.