Salis, pianista spiazzante che rinnova «La dolce vita»

È arrivato il terzo disco di Antonello Salis per pianoforte solo, il più maturo. Un quarto cd solitario è diviso a metà con l’altro strumento praticato dal virtuoso sardo, la fisarmonica. Pochi sanno che ce ne sarebbe stato un quinto (il primo in ordine di tempo), contenuto in un nastro di 40 minuti. Ma la registrazione, custodita per anni da un esperto, è stata poi rifiutata da Salis che ha chiesto e ottenuto di distruggerla. Apparteneva alla fase informale del protagonista il quale, stupendamente autodidatta, ha temuto l’imputazione di avere aderito alla free music per nascondere sostanziali carenze tecniche: nel suo caso, nulla di più falso. Salis è anche fisicamente una forza della natura (lo conferma Paolo Fresu nelle note di copertina). È vitalistico, indifferente al freddo per cui veste con abiti estivi anche d’inverno. La sua musica lo rispecchia: vigorosa, cangiante, imprevedibile, priva di qualsiasi schema precostituito, per cui Salis riesce a trattare in questo modo anche La dolce vita di Nino Rota e a suonare sempre se stesso. Non somiglia a nessuno. Soltanto in Con l’acqua alla gola c’è un ricordo, per similitudine ambientale, di Descent into the Maelstrom di Lennie Tristano.

Antonello Salis Pianosolo, CamJazz