Il salmone diventa azzurro per pescare i radicali liberi

I liberali che hanno lasciato il partito di Pannella contro l’alleanza con l’Unione correranno con Forza Italia

Paola Setti

Franco Sensi, lei è referente regionale dei Riformatori liberali. Scusi la domanda: chi siete?
«Eravamo radicali italiani, però sempre controcorrente rispetto al Verbo, con la maiuscola naturalmente, di Marco Pannella»
Eravate radicali. E adesso?
«Siamo radicali liberi, lo abbiamo anche messo nel logo della convocazione al nostro primo congresso, il 30 novembre scorso: i radicali liberi fanno bene al cervello e anche alla Casa delle Libertà. L’ultimo congresso ha sancito il nostro nuovo nome: Radicali delle libertà».
Riassumendo: avete lasciato Pannella perché è andato con l’Unione.
«Lui ha fatto bene a costituire la Rosa nel Pugno con i socialisti e ad andare con l’Unione: i socialisti non resteranno mai fuori dal Parlamento, in questo modo ci entreranno anche i radicali».
Ma voi con l’Unione non volete alleanze.
«Noi siamo liberali».
Ve ne siete andati in pochi.
«Pochissimi, però riteniamo di avere più seguito nell’elettorato che all’interno degli organi del partito dei radicali italiani».
Nel simbolo avete messo un salmone.
«Fu una goliardata ma non troppo. Quando varammo la scissione dai radicali tutti davano per certa la vittoria del centrosinistra alle prossime politiche, ma noi decidemmo lo stesso di cercare un’alleanza con il centrodestra. Nuotando controcorrente, appunto, come il salmone».
E l’avete trovata, l’alleanza con il centrodestra?
«Porteremo fieno nella cascina della Casa delle Libertà presentando liste nostre al Senato. Alla Camera invece chiediamo nostre candidature nelle fila di Forza Italia»
Bella battuta, non lo sa che ogni posto è oro?
«Ma ne chiediamo solo quattro per i nostri fondatori: il presidente Benedetto Della Vedova, e poi Marco Taradash, Peppino Calderisi e Carmelo Palma».
Il vostro programma?
«In tre parole: America, mercato, individuo».
Andrete d’accordo con Forza Italia.
«Un po’ meno con i cattolici dell’Udc e con la parte più statalista di An. Ma l’obiettivo è aiutare la CdL in certe battaglie e portarne avanti altre»
In Liguria la vostra prima dichiarazione pubblica l’avete fatta contro Heidi Giuliani a capo della commissione parlamentare d’inchiesta sui fatti del G8 di Genova
«Sarebbe come mettere i familiari delle vittime a fare i giurati popolari nei processi e poi dire che l’imputato è pienamente garantito».
In Liguria quanti siete?
«Meglio non dirlo».
Così pochi?
«Quattro. Ma forse riusciremo a coinvolgere Momento liberale e il Pli».
Sul vostro sito Internet c’è scritto che per fondare un Club Riformatori Liberali dovete essere almeno in cinque.
«Stiamo cercando il quinto: si offre?».