«Salome», l’adolescente perversa

La luna è un fiore d'argento... il tuo corpo bianco un giglio... più bianco del seno della luna sul mare. Strauss prende direttamente le parole per la sua Salome dall'atto unico di Oscar Wilde per Sarah Bernard. E anche questo fa la differenza in un dramma che, presentato a Weimar nel 1905, non ha ancora smesso di far discutere.
In lui tutto e il contrario di tutto. La partitura di sapore wagneriano ma non proprio, il gusto edonistico ma forse decadente, il nuovo ma ansioso di tradizione. Il dubbio se si tratti di capolavoro o di creatura «mostruosa» nata sull'onda delle mode orientaleggianti e lussuriose di fine secolo.
Interrogativi anche per la figura di Salome, sin dall'inizio, quando appare contrappuntata dalle invocazioni Prinzessin, Prinzessin e dall'adulazione tematica dell'orchestra.
Fanciulla innocente o donna perversa? La cronologia che colloca l'opera negli anni fervidi e inquieti della psicoanalisi, di Klimt, Schiele e di mille «ismi» e correnti di pensiero, la rende inafferrabile. I nodi non si scioglieranno nemmeno stasera, quando il titolo torna al Piermarini nell'allestimento per Salisburgo '92 di Luc Bondy, una specie di Ur-Text.
A un secolo esatto d«lla prima Salome scaligera, diretta da Toscanini nel dicembre 1906 (e Strauss ebbe molto a ridire) sul podio troviamo Daniel Harding. Giovane e collaudata bacchetta che parla di modernità e promette fedeltà a Strauss quanto a leggerezza di lettura. Anche in considerazione dell'armatura in budello di molti degli archi utilizzati nelle prime rappresentazioni. Per quella partitura possente ma ritmata dai tre quarti del valzer lui non ha modelli di riferimento.
Bondy pone l'accento sull'eterna lacerazione medioriente. Allora la setta dei nazzareni (in jeans come i figli dei fiori) e i giudei (avanti e indietro contro il muro del pianto con le loro preghiere).
Sulla paranoia di Erode, affetto da sindrome maniaco-depressiva e grottesco: «Impeditegli di resuscitare i morti». Quanto a Salome, certo adolescente e certo erotica (si rotola in scena assatanata stringendo tra la gambe, e più in su, la testa insanguinata di Jochanaan) chissà. Eros, amore, autoerotismo, possesso, necrofilia (altra moda). Se fosse cannibalismo?
Salome
Teatro alla Scala, 6-8-10-11-13-15-18 marzo, ore 20, ingresso da 204 a 24 euro